Fabrizio ottobre 15th, 2011
Sono gli ultimi istanti dell’Airbus A330 Air France 447.
L’aereo, con a bordo 228 persone in volo da Rio a Parigi, è entrato in una zona di forte turbolenza, le condizioni atmosferiche appaiono severe. Ed è qui che si consuma la tragedia.
L’autopilota si disconnette, i sensori di velocità forniscono indicazioni inesatte a causa del ghiaccio che li ha avvolti. A complicare le cose la situazione in cabina. Il comandante Marc Dubois, 58 anni e una grande esperienza, ha appena lasciato il suo posto per il previsto turno di riposo.
L’Airbus è pilotato David Robert, 37 anni, e lo assiste Pierre Cedric Bonin, 32 anni . Sono loro i protagonisti di quei momenti drammatici. Un libro, appena uscito dedicato al disastro del giugno 2009, rivela la registrazione del dialogo tra gli ufficiali. Emergono imperizia, confusione, ordini contrastanti. Un documento impressionante.
Robert: «Allora ritorna?» (si riferisce al comandante).
Dubois: «Ehi, cosa succede?» (il comandante è rientrato ma non assume la «guida»)
Robert: «Che succede? Non so, non so che succede».
Bonin: «Ho un problema, non ho la velocità verticale (indica quanto sale o scende il jet, ndr). Non ho alcuna indicazione».
Dubois: «Non so, ma ora stiamo scendendo di quota». L’aereo si avvicina alla superficie del mare, scosso in modo violento dalla turbolenza.
Robert: «Cosa pensi? Cosa pensi? Cosa pensi che dovremmo fare?».
Bonin: «Non ho il controllo dell’aereo. Non ho per niente il controllo dell’aereo».
Robert: «Sali…Sali…Sali».
Bonin: «Ma è un po’ di tempo che sto scendendo al massimo livello».
Dubois: «No! No! No!…Non salire…No..No».
Bonin: «Allora scendi».
Robert: «Maledizione! Ci schianteremo. Non può essere vero».
Bonin: «Ma che succede?!».
I GRAVI ERRORI – A questo punto l’audio si interrompe, il jet si è schiantato in mare. Nel libro di Jean Pierre Otelli – «Crash Rio Paris, Collection erreurs de pilotage» – si insiste sulla tesi dell’errore dei piloti che non capiscono che l’aereo è in stallo. E’ evidente che Dubois, una volta rientrato in cabina, si limita ad assistere i suoi collaboratori ma non assume i comandi. E per Otelli, che è un esperto aeronautico e membro di una pattuglia acrobatica, è il pilota Robert che compie gli errori più gravi. Nel breve arco di quattro minuti, i tre in cabina di pilotaggio sono sommersi da «una montagna di dati» che gestiscono con grande difficoltà. Il libro, come ha notato qualche osservatore, non spiega se l’equipaggio non ha potuto o non ha saputo salvare il jet. Molti pensano che sia esatta la seconda ipotesi.
I SEGNALI DI STALLO – E resta anche l’incognita perché i piloti abbiano ignorato i segnali sonori di «stallo»(quasi una sessantina). Quanto ai sensori della velocità i problemi sono stati giudicati seri ma non irrimediabili. L’Air France e l’Agenzia francese dell’aviazione civile hanno condannato le rivelazioni sostenendo che offendono la memoria dei piloti e che il rapporto finale sulla tragedia non è ancora concluso. Dunque ogni teoria sarebbe prematura.
(Guido Olimpio – Corriere della Sera)