Un virus nel computer della compagnia aerea Spanair potrebbe aver contribuito al tragico incidente aereo dell’estate 2008 all’aeroporto di Madrid in cui morirono 154 persone, fra cui l’italiano Domenico Riso. Lo scrive oggi il quotidiano spagnolo El Pais, nel secondo anniversario della tragedia.
Secondo un rapporto interno della compagnia, citato oggi dal giornale, il computer centrale della Spanair, dove venivano registrati i problemi tecnici degli aerei, non stava funzionando correttamente in quei giorni perche’ contaminato da un virus informatico. L’aereo coinvolto nell’incidente, un MD-82, aveva tre problemi tecnici, una condizione che normalmente avrebbe dovuto vietare il suo decollo.
Invece l’aereo ha ricevuto il via libera per partire da Madrid diretto alle Canarie ed ha preso fuoco subito dopo essere uscito fuori pista al momento del decollo. Solo 18 persone sopravvissero all’incidente, avvenuto il 20 agosto 2008. Le conclusioni della commissione d’indagine spagnola sono attese per il prossimo dicembre, ma al momento si ritiene probabile che a causare il disastro sia stata la mancata apertura dei flap delle ali che consentono all’aereo di prendere quota mentre la velocita’ e’ ancora bassa. Un meccanico e un responsabile del reparto manutenzione dell’aeroporto sono fra gli indagati.
Dalle indagini, di cui da conto El Pais citando fonti riservate, emerge l’errore umano come causa principale del disastro aereo di Madrid che costò la vita a 152 persone.
Il 20 agosto un dell’MD-82 della Spanair si schiantò sulla pista dell’aeroporto internazionale in fase di atterraggio (l’aereo era in fase di decollo, NDR) prendendo fuoco: ora si scopre in base alle registrazioni conservate nella scatola nera che i piloti interruppero la lettura della lista dei controlli tecnici pre-volo per chiedere pista alla torre di controllo.
L’interruzione avrebbe fatto dimenticare ai due piloti l’ultimo controllo, proprio quello relativo al funzionamento di flaps e slats. A questo presunto errore umano si sommò comunque l’avaria dell’allarme “flaps non attivati” che impedì quindi di accorgersi in tempo del loro mancato funzionamento.
Come ha già anticipato Lenny nel suo articolo “Periodo nero per SpanAir“, l’incidente dell’MD-82 Spanair a Madrid è avvenuto per un concatenarsi di cause, sia tecniche, sia “umane”.
Ecco l’articolo recente di JulieNews.it:
Secondo le rivelazioni del Wall Street Journal a causare l’incidente fu un mix di errore umano e guasto meccanico. Infatti i piloti dimenticarono di azionare i flaps (i comandi che aumentano la superficie alare dell’aereo e quindi gli consentono di potersi alzare da terra o di volare a velocità più basse) e l’allarme in cabina non funzionò.
Quindi, al momento in cui il pilota provò a staccarsi dal terreno, per quello che era l’assetto dell’aereo, la velocità non era sufficiente e questo provocò lo stallo dell’aereo e la sua immediata ricaduta al suolo. In ogni caso, questa ricostruzione non spiega come poi possa essere avvenuta l’esplosione dell’aereo e la sua divisione in tronconi.
La nota compagnia low cost battente bandiera iberica è di nuovo “nei guai”: fortunatamente senza conseguenze per passeggeri ed equipaggio, un aereo è stato costretto all’atterraggio d’emergenza per motivi ancora da accertare, come riporta Tg Com.
Ora inoltre ci sono novità sul disastro dello scorso agosto dove hanno perso la vita 154 persone: sembrerebbe non si siano aperti i flap e non sia suonata la sirena in cabina in merito a questo allarme.. Vi rilascio un link del corriere della sera dove sono riportate fotografie subito dopo il disastro. ATTENZIONE: vi sono immagini molto forti, sconsiglio la visione ai più sensibili. GALLERIA FOTOGRAFICA
Pare che l’MD-82 della Spanair decollò con un problema ai reverse del motore destro del velivolo.
Tre giorni prima dell’incidente (vedi articolo sull’incidente Spanair: Incidente Aereo MD-82 Spanair a Madrid), due tecnici Spanair avevano infatti certificato un guasto nel sistema idraulico di freno ausiliare, la “retromarcia” del motore destro dell’aereo.
Dopo la revisione, tuttavia, l’apparecchio venne dichiarato atto a volare, come figura nelle 700 pagine dell’attestato della Guardia Civile consegnato al magistrato che indaga sull’incidente e riferito oggi dall’ABC. Un MD-82, secondo il manuale minimo di dotazione di Spanair, può in effetti volare con un solo reverse funzionante per alcuni giorni.
Il sistema di freno ausiliare del motore (reverse) agisce attivando due deflettori che restituiscono verso la parte anteriore l’aria espulsa dalla turbina frenando l’aereo.
Ed è particolarmente importante nel caso dell’MD-82 della sciagura, dato che la “retromarcia” sinistra del motore, che funzionava correttamente, era stata attivata, cosa che può essere fatta dal pilota solo in terra, ma non si usa nei decolli.
La circostanza non spiega comunque perché l’aereo ebbe problemi nel prendere quota al momento del decollo.
Un’ipotesi è che il comandante abbia attivato il sistema di freno ausiliare durante i 1.200 metri che l’aereo percorse una volta uscito di pista. Più difficile, secondo i tecnici, che il freno ausiliare si sia attivato da solo durante l’impatto, dato che si tratta di un sistema idraulico.
Fonte: IlMessaggero.it
Da una prima “sbobinatura” dei nastri della scatola nera dell‘MD-82 precipitato a Madrid, si possono sentire le “grida” dei piloti mentre si rendono conto che qualcosa non andava per il verso giusto.
Ecco in breve quello che pare abbiano detto poco prima dello schianto:
“Oddio, l’aereo va per conto suo, dammi più pedale”. E ancora: “Il motore sinistro sta andando a fuoco” … “Il sinistro, il sinistro!” – alludendo al motore che stava dando problemi, e avrebbe appunto aggiunto: “Engine fire” (Fuoco al motore). La registrazione si conclude con una drammatica invocazione di aiuto “Oddio, l’aereo va per conto suo”.
Le indagini intanto proseguono: gli inquirenti si stanno concentrando su una possibile perdita di potenza di uno dei motori dell’MD-82, che avrebbe costretto i piloti a prolungare il rullaggio sulla pista per 500 metri rispetto alla lunghezza abituale.
Un disastro, un totale disastro!
Ieri è avvenuto l’incidente aereo più grave nella storia dell’aviazione civile spagnola.
Pomeriggio di mercoledì 20 agosto: un McDonnell Douglas MD-82 della Spanair, numero di registro EC-HFP, volo JK5022 si è schiantato al suolo subito dopo il decollo.
Era diretto alle isole Canarie con un bel po’ di carburante a bordo e con 182 persone a bordo.
Le vittime accertate ad oggi sono di 153 morti e 19 feriti. Anche un italiano, Domenico Riso era a bordo ed è deceduto. Lavorava come steward per la compagnia Air France.
Siamo all’aeroporto Barajas di Madrid.
l’MD-82 ha cominciato il decollo, con le ruote anteriori che hanno lasciato il suolo, ma resta da verificare se sia stato cosi’ anche per le ruote posteriori.
Qualsiasi cosa sia successa, la V1 (velocità di non ritorno oltre la quale non è possibile abortire il decollo), era stata superata.
In quel momento il motore sinistro dell’aereo avrebbe preso fuoco e l’apparecchio, avendo perso l’equilibro, sarebbe uscito dalla pista verso destra, per poi smembrarsi, con il fuoco che si e’ propagato rapidamente a tutta la carlinga.
Ritengo personalmente che l’incendio di UN motore non sia sufficiente a spiegare l’incidente e che altre cause potrebbero essere all’origine della catastrofe, probabilmente ben più gravi.
Le due scatole nere dell’aereo sono state ritrovate e dovrebbero essere analizzate a breve per determinare le cause dell’incidente.
C’è inoltre da dire che l’MD-82 della Spanair aveva chiesto assistenza tecnica pochi minuti prima del decollo: il comandante del volo, Antonio Luna, era già arrivato in testa alla pista per effettuare il decollo quando ha deciso di rientrare al gate di partenza, per motivi che non sono stati resi noti; fonti della compagnia parlano di un guasto a un sensore di temperatura esterna, altre di problemi a un motore; sta di fatto che il problema doveva essere sufficientemente grave da rientrare nella categoria “no go“, ovvero tale da impedire il decollo a giudizio del comandante.
Dopo una riparazione durata circa due ore, il comandante è ripartito per il rullaggio.
Riprendo in toto un articolo tratto da Repubblica.it che ritengo sia particolarmente agghiacciante:
“Aiuto, sta finendo la pista!” poi il fuoco ha divorato tutto
MADRID – “Se la mangia, guarda che se la mangia tutta…”. L’aereo della Spanair stava andando fuori pista, non ce n’era più. E’ stato angoscioso. Un incubo che lei non riuscirà a dimenticare mai. Rosa T. S. ha vissuto secondo per secondo come l’aereo correva per tutta la pista, fino all’ultimo metro. “Stava finendo, stava superando il limite..”. Insieme a lei, autista di uno dei pulmini che riportano a casa gli equipaggi, c’erano altri autisti e due dozzine di addetti ai bagagli. Tutti si sono resi conto che stava succedendo qualcosa di strano. “Sta finendo la pista!” Allora, già al limite dell’asfalto, l’aereo ha alzato il muso. “E quando era a circa sessanta metri d’altezza dal motore di sinistra si è sentito un botto, come un grosso petardo”.
Ed è caduto. “È caduto come cade una foglia da un albero, lentamente da un lato verso l’altro”, dice Rosa. L’aereo ha piantato la sua pancia sulla pista e si è spaccato in due. “S’è incendiato subito, una grande palla di fuoco”. Lo hanno capito quasi subito. O lo hanno semplicemente temuto: “In quell’incendio non poteva rimanere nessuno vivo. Era impossibile”. Più tardi, nel corso del pomeriggio, hanno saputo che c’erano dei sopravvissuti. Bisogna ringraziare il pilota, sostiene Rosa. “Lui è morto ma bisogna ringraziarlo per queste vite. Se non avesse provato a decollare e finiva la pista sarebbero morti tutti”.
“È spaventoso, non è rimasto nulla che assomigli ad un aereo: è tutto bruciato”, hanno detto due agenti della Guardia Civil che tornavano dall’area del disastro. “Sembrava l’inferno quello che abbiamo visto. I corpi bollivano per il calore dell’incendio, ci siamo bruciati le mani per raccoglierli”. L’immagine era orribile. Ma purtroppo per Antonio non era nuova: “Ho vissuto gli attentati dell’11 marzo da vicino, nella stazione di El Pozo. Quello che ho visto mi ha ricordato da vicino quel giorno”. Antonio si è messo subito in moto: c’era bisogno di dare una mano, serviva tirare fuori i corpi. “Era un mucchio di ferro mischiato con pezzi di valigie e cadaveri. Tutto era mischiato”, ripeteva qualche ora dopo l’incidente. I pompieri, racconta, lavoravano lentamente, con attenzione, spostando i pezzi di ferro. Solo quando hanno finito il personale medico ha potuto occuparsi dei cadaveri. “Erano carbonizzati. Non ce ne era neanche uno intatto”.
L’aereo è partito pieno di cherosene. Stava per decollare e aveva di fronte a sé un volo di due ore e 55 minuti. “Si è formata una enorme palla di fuoco e il suo calore ha bruciato tutto. Di fatto, tutto ciò che era intorno all’aereo per 200 metri è stato bruciato. Sono andati a fuoco anche gli alberi”. Nella tragedia Antonio cerca una piccola goccia di fortuna, di speranza: sul volo c’erano due suoi colleghi, una dottoressa e un tecnico che andavano in vacanza. Pensa che siano sopravvissuti, che siano stati portati in ospedale e operati. Spera che stiano bene. Un altro collega che è arrivato prima di lui gli ha raccontato come li ha incontrati. Camminava per il corridoio, cercando di capire quali fossero i feriti più gravi per dare loro priorità: e allora ha sentito una voce conosciuta, quella della dottoressa, che gli ha detto: “Juanjo ascoltami, sono io”.
Ervigio Corral, direttore del servizio di emergenza, è stato per quattro ore sul luogo della tragedia. Si è ricordato degli attentati dell’11 marzo 2004: “L’aereo era distrutto, si vedeva solo la coda, c’erano cadaveri ovunque, mentre i feriti sono stati concentrati in una sola area. Sono 28, otto gravi o molto gravi. Fra morti e feriti c’erano anche parecchi bambini, tirarli fuori è stato molto penoso per le condizioni dei cadaveri”. Il fratello di un passeggero ha parlato alla televisione da Las Palmas, dove doveva arrivare il volo: “Ho chiamato molte volte al cellulare e non ha mai risposto. Posso solo sperare che sia fra i sopravvissuti, ma le mie speranze a questo punto sono davvero poche”.
(Copyright El Pais-la Repubblica/ traduzione Guiomar Parada)
Qui di seguito una foto del velivolo (lo stesso velivolo) scattata da uno spotter due giorni prima del disastro:
Qui di seguito invece uno dei tanti video che ci sono su YouTube riguardanti l’incidente:
EC-HFP è un velivolo piuttosto vecchio, non più di molti altri MD-80/82 delle nostre flotte italiane (Alitalia e/o Meridiana).
Consegnato a Spanair il 23 Luglio 1999, il suo numero di registro precedente era: HL7548, appartenente ad una compagnia aerea Koreana alla quale era stato consegnato il 18 novembre 1993.
Questo aereo insomma ha volato ininterrottamente dal novembre 1993, 15 anni di volo!
Ecco cosa ne rimane oggi…poco più di questo:
Per il momento non ho altre notizie particolari, anche se di ora in ora qualcosa di nuovo si aggiunge alle notizia già note.
Un pensiero va alle vittime ed ai famigliari delle vittime di questo spaventoso incidente aereo.