Incidente Aereo MD-82 Spanair a Madrid
Fabrizio agosto 21st, 2008
Un disastro, un totale disastro!
Ieri è avvenuto l’incidente aereo più grave nella storia dell’aviazione civile spagnola.
Pomeriggio di mercoledì 20 agosto: un McDonnell Douglas MD-82 della Spanair, numero di registro EC-HFP, volo JK5022 si è schiantato al suolo subito dopo il decollo.
Era diretto alle isole Canarie con un bel po’ di carburante a bordo e con 182 persone a bordo.
Le vittime accertate ad oggi sono di 153 morti e 19 feriti. Anche un italiano, Domenico Riso era a bordo ed è deceduto. Lavorava come steward per la compagnia Air France.
Siamo all’aeroporto Barajas di Madrid.
l’MD-82 ha cominciato il decollo, con le ruote anteriori che hanno lasciato il suolo, ma resta da verificare se sia stato cosi’ anche per le ruote posteriori.
Qualsiasi cosa sia successa, la V1 (velocità di non ritorno oltre la quale non è possibile abortire il decollo), era stata superata.
In quel momento il motore sinistro dell’aereo avrebbe preso fuoco e l’apparecchio, avendo perso l’equilibro, sarebbe uscito dalla pista verso destra, per poi smembrarsi, con il fuoco che si e’ propagato rapidamente a tutta la carlinga.
Ritengo personalmente che l’incendio di UN motore non sia sufficiente a spiegare l’incidente e che altre cause potrebbero essere all’origine della catastrofe, probabilmente ben più gravi.
Le due scatole nere dell’aereo sono state ritrovate e dovrebbero essere analizzate a breve per determinare le cause dell’incidente.
C’è inoltre da dire che l’MD-82 della Spanair aveva chiesto assistenza tecnica pochi minuti prima del decollo: il comandante del volo, Antonio Luna, era già arrivato in testa alla pista per effettuare il decollo quando ha deciso di rientrare al gate di partenza, per motivi che non sono stati resi noti; fonti della compagnia parlano di un guasto a un sensore di temperatura esterna, altre di problemi a un motore; sta di fatto che il problema doveva essere sufficientemente grave da rientrare nella categoria “no go“, ovvero tale da impedire il decollo a giudizio del comandante.
Dopo una riparazione durata circa due ore, il comandante è ripartito per il rullaggio.
Riprendo in toto un articolo tratto da Repubblica.it che ritengo sia particolarmente agghiacciante:
“Aiuto, sta finendo la pista!” poi il fuoco ha divorato tutto
MADRID – “Se la mangia, guarda che se la mangia tutta…”. L’aereo della Spanair stava andando fuori pista, non ce n’era più. E’ stato angoscioso. Un incubo che lei non riuscirà a dimenticare mai. Rosa T. S. ha vissuto secondo per secondo come l’aereo correva per tutta la pista, fino all’ultimo metro. “Stava finendo, stava superando il limite..”. Insieme a lei, autista di uno dei pulmini che riportano a casa gli equipaggi, c’erano altri autisti e due dozzine di addetti ai bagagli. Tutti si sono resi conto che stava succedendo qualcosa di strano. “Sta finendo la pista!” Allora, già al limite dell’asfalto, l’aereo ha alzato il muso. “E quando era a circa sessanta metri d’altezza dal motore di sinistra si è sentito un botto, come un grosso petardo”.Ed è caduto. “È caduto come cade una foglia da un albero, lentamente da un lato verso l’altro”, dice Rosa. L’aereo ha piantato la sua pancia sulla pista e si è spaccato in due. “S’è incendiato subito, una grande palla di fuoco”. Lo hanno capito quasi subito. O lo hanno semplicemente temuto: “In quell’incendio non poteva rimanere nessuno vivo. Era impossibile”. Più tardi, nel corso del pomeriggio, hanno saputo che c’erano dei sopravvissuti. Bisogna ringraziare il pilota, sostiene Rosa. “Lui è morto ma bisogna ringraziarlo per queste vite. Se non avesse provato a decollare e finiva la pista sarebbero morti tutti”.
“È spaventoso, non è rimasto nulla che assomigli ad un aereo: è tutto bruciato”, hanno detto due agenti della Guardia Civil che tornavano dall’area del disastro. “Sembrava l’inferno quello che abbiamo visto. I corpi bollivano per il calore dell’incendio, ci siamo bruciati le mani per raccoglierli”. L’immagine era orribile. Ma purtroppo per Antonio non era nuova: “Ho vissuto gli attentati dell’11 marzo da vicino, nella stazione di El Pozo. Quello che ho visto mi ha ricordato da vicino quel giorno”. Antonio si è messo subito in moto: c’era bisogno di dare una mano, serviva tirare fuori i corpi. “Era un mucchio di ferro mischiato con pezzi di valigie e cadaveri. Tutto era mischiato”, ripeteva qualche ora dopo l’incidente. I pompieri, racconta, lavoravano lentamente, con attenzione, spostando i pezzi di ferro. Solo quando hanno finito il personale medico ha potuto occuparsi dei cadaveri. “Erano carbonizzati. Non ce ne era neanche uno intatto”.
L’aereo è partito pieno di cherosene. Stava per decollare e aveva di fronte a sé un volo di due ore e 55 minuti. “Si è formata una enorme palla di fuoco e il suo calore ha bruciato tutto. Di fatto, tutto ciò che era intorno all’aereo per 200 metri è stato bruciato. Sono andati a fuoco anche gli alberi”. Nella tragedia Antonio cerca una piccola goccia di fortuna, di speranza: sul volo c’erano due suoi colleghi, una dottoressa e un tecnico che andavano in vacanza. Pensa che siano sopravvissuti, che siano stati portati in ospedale e operati. Spera che stiano bene. Un altro collega che è arrivato prima di lui gli ha raccontato come li ha incontrati. Camminava per il corridoio, cercando di capire quali fossero i feriti più gravi per dare loro priorità: e allora ha sentito una voce conosciuta, quella della dottoressa, che gli ha detto: “Juanjo ascoltami, sono io”.
Ervigio Corral, direttore del servizio di emergenza, è stato per quattro ore sul luogo della tragedia. Si è ricordato degli attentati dell’11 marzo 2004: “L’aereo era distrutto, si vedeva solo la coda, c’erano cadaveri ovunque, mentre i feriti sono stati concentrati in una sola area. Sono 28, otto gravi o molto gravi. Fra morti e feriti c’erano anche parecchi bambini, tirarli fuori è stato molto penoso per le condizioni dei cadaveri”. Il fratello di un passeggero ha parlato alla televisione da Las Palmas, dove doveva arrivare il volo: “Ho chiamato molte volte al cellulare e non ha mai risposto. Posso solo sperare che sia fra i sopravvissuti, ma le mie speranze a questo punto sono davvero poche”.
(Copyright El Pais-la Repubblica/ traduzione Guiomar Parada)
Qui di seguito una foto del velivolo (lo stesso velivolo) scattata da uno spotter due giorni prima del disastro:
Qui di seguito invece uno dei tanti video che ci sono su YouTube riguardanti l’incidente:
EC-HFP è un velivolo piuttosto vecchio, non più di molti altri MD-80/82 delle nostre flotte italiane (Alitalia e/o Meridiana).
Consegnato a Spanair il 23 Luglio 1999, il suo numero di registro precedente era: HL7548, appartenente ad una compagnia aerea Koreana alla quale era stato consegnato il 18 novembre 1993.
Questo aereo insomma ha volato ininterrottamente dal novembre 1993, 15 anni di volo!
Ecco cosa ne rimane oggi…poco più di questo:

Per il momento non ho altre notizie particolari, anche se di ora in ora qualcosa di nuovo si aggiunge alle notizia già note.
Un pensiero va alle vittime ed ai famigliari delle vittime di questo spaventoso incidente aereo.
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ciao fabrizio… scusa non vorrei dire che questo incidente non sia stato fra i più gravi ma il più grave della storia spagnola (e dell’aviazione civile) è stato a Tenerife nel 27 marzo 1977.
Mi dispiace per tutte le persone che sono morte nell’incidente di madrid.
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