Airbus 330 AirFrance AF447
Carmelo Lo Curto giugno 4th, 2009
Ciao Fabrizio,
sono Carmelo, come te anch’io sono da Padova, anzi preciso, sono cresciuto a Padova. Arrivai nel lontano 1974, proveniente dalla Scuola di Polizia di Peschiera del Garda [VR]. Sono originario di Agrigento ed abito all’Arcella. Per quanto concerne il libro, dopo circa 25 anni di indagini personali, raccolte di prove, testimonianze, documenti ed altro, nel 2006 terminai di scrivere un dossier di circa 550 pagine. La stesura del dossier “L’ottantaduesima Vittima dossier Ustica di Carmelo Lo Curto”, tende a rendere omaggio e dare dignità a quelle 81 vittime innocenti, associato alle 13 persone decedute in corcostanze misteriose perchè aconoscenza dei fatti, che avevano avvertito il dovere di testimoniare da uomini liberi, forse per porre fine e far luce su quello che accadde realmente al Dc9 IH870 dell’Itavia la sera del 27 giugno del 1980 nel basso Tirreno in volo di linea da Bologna, saliti e mai fatti scendere a Palermo, affinchè non finiscano nel dimenticatoio, sacrificate sull’altare di ignobili interessi politici e militari che nella vicenda non dovevano e non devono, oggi a maggior ragione, prevalere. Il Dossier contiene dei documenti inediti, nessun ha mai voluto ascoltarmi, nessuno. Oggi viene fuori la storia del missile. Mi viene da ridere, sono 26 anni che lo dico. Per capire il disatro aereo dell’AirFrance 330 AF447, bisogna chiudere gli occhi e immaginare di trovarsi seduto accanto a una qualsiasi delle 230 persone decedute. Bisogna sentirsi accanto a loro per rivivere, quegli attimi terribili; bisogna tornare indietro di qualche giorno con la fantasia per ascoltare e seguire i loro dialoghi, cogliere le loro speranze, le loro emozioni. Bisogna trovarsi accanto ai piloti Air France per poter sentire la loro sorpresa e la paura di non poter salvare i passeggeri, che di scianto, straziati nelle carni, urlano tutto il loro dolore e invocano un aiuto improbabile e impossibile, in un susseguirsi di eventi a catena, inarrestabili eventi, sempre più traumatici, sempre più impossibili. Bisogna trovarsicon i familiari delle vittime, e insieme a loro annaspare in uno sforzo estremo, tanto sovraumano quanto inutile, nelle fredde acque dell’Atlantico, in quell’oceano che appena prima era azzurro ed ora è nero e rosso. Poi l’angosciante attesa di un annuncio dell’Aereo AirFrance AF447, mai arrivato. Infine capire la tragedia del 1° giugno 2009, significa poter chiudere gli occhi e verificare se si ha la coscienza pulita: gli uomini giusti come me, te e tanti altri, possono farlo, gli altri sono i responsabili di quell’ummane tragedia che non sarebbe dovuta accadere. Insomma quello che voglio dire, non aspettiamoci grande cose dai francesi, loro sono maestri insuperabili nell’insabbiare le prove autentiche e veritiere. Speriamo bene che si chiarisca tutto attraverso una Commissione d’inchiesta seria, non di parte, come spesso accade in questi casi. Un abbraccio Carmelo
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Grazie per questa testimonianza Carmelo. Ho apprezzato il fatto che tu abbia preferito scrivere un articolo, piuttosto che scrivermi in privato.
Speriamo invece che la verità prima o poi esca, sia per Ustica, sia per Air France AF447.
Un abbraccio anche a te e grazie ancora.
Volo “Airbus A330 AirFrance AF447″, in volo di lenea intercontinentale Rio de Janeiro -Parigi: ed ora cosa ne sarà delle famiglie delle vittime e quelle dei piloti? Ancora sotto accusa la Compagnia transalpina dell’AirFrance, che non ha provveduto in tempo, cioè nel 2009, a sostituire i sensori esterni dell’aereo che determinano la velocità dello stesso, nonostante i solleciti della casa costruttrice Airbus. A questo punto si può fare un confronto con la strage di Ustica Dc9 Itavia IH870, avvenuta come tutti ben sanno alle ore 20:59:45 del 27 giugno 1980:< nella strage di ustica c'erano i Pirati dell'aria, nella strage dell'Airfrance ci sono i Corsari con la patente da corsa. Insomma lo scenario non cambia, in entrambi i disastri la mano dell'uomo ha superato quella della tecnologia. Credo che alla fine di tutto ciò chi ne ha pagato e continuano a farne le spese sono sempre i passeggeri, che pagano i biglietti a prezzi da usurai, senza palcoscenico, scenari o attori: insomma commedie, oseri dire, dell'arte ma contro la vita umana che nel diritto civile e penale vengono sancite con il massimo della pena. Attendiamo, sono fiducioso nelle istituzioni competenti francesi. Con alcuni dei resti ritrovati fin'ora credo fortemente e inevitabilmente che si ricostruirà l'aereo, facendo rivivere e tornare alla mente la famigerata e scellerata strage di Ustica.
Questo è il mio modesto pensiero.
Ciao Fabrizio,
sono Carmelo. Desideravo raccontarti una mia esperienza personale su un volo di linea Catania-Venezia, se puoi darmi una risposta, per quello che mi è accaduto, te ne sarei grato.
Volevo soltanto dirti che chi non ha mai provato la sensazione di trovarsi su un aereo di linea e rischiare di precipitare nel vuoto più terribile e terrificante, senza nemmeno rendersi conto e poter dire:, non può capire quello che hanno provato quelle povere vittime del disatro aereo AirFrance; ecco il motivo dei miei articoli. Ebbene, io, ho provato questa bruttissima esperienza, e ti posso assicurare che non è per nulla piacevole. Nel 1988, di ritorno di una visita lampo alla mia famiglia ad Agrigento, ricordo bene che era la fine del mese di ottore, mia madre e mia sorella Adriana mi accompagnarono all’aeroporto di Catania. Mi sono imbarcato su un Dc9 dell’ATI, per Venezia con scalo per coincidenza a Roma fiumicino. Orbene, siamo partiti da Catania verso le ore 18:10, giunti sull’appennino della Sila [Calabria], ci ha colti di sorpresa una tempesta tremenda. L’aereo viaggiava a tratti dentro e fuori le nubi piene d’acqua ed il sole e ti assicuro che gli scossoni e i vuoti d’aria sono stati terribili. Avevo già viaggiato decine di volte, tanto che oramai conoscevo bene alcuni piloti, assistente di volo e Stuart, e preferivo, come quella volta, il lato sinistro dell’aereo cioè i due posti, mentre a destra sono di tre, sul numero 22/A insomma praticamente sulle ali, da dove attraverso l’oblò potevo vedere e godermi tutte le manovre dell’aeromobile: mi ha sempre affascinato. L’incubo era interminabile, abbiamo “ballato” a titolo gratuito fino alla discesa per Roma, ho avuto la sensazione che l’aereo di spaccasse in due tronconi, tanto che siamo arrivati in ritardo per la coincidenza per Venezia; ma tuttavia ci ha aspettati perchè eravano circa 15 passeggeri da imbarcare. Pensa che sotto la pioggia abbiamo attraversato la pista e imbarcati sull’altro DC9 dell’Alitalia per Venezia appunto. Era pieno, al diavolo la prenotazione del posto, sono andato a finire all’ultimo posto lato destro dell’aereo, con le spalle alla toilette, insomma la mia visuale esterna era coperta dalla turbina destra. Non vedendo nulla esternamente e con quel tempaccio, cominciai a preoccuparmi seriamente: potresti dirmi ; sono d’accordo. Ma sai quando si fa l’abbitudine versa qualcosa, si cerca sempre di rispettarla. Giunti sul tratto appenninico Tosco-Emiliano, premesso che l’aereo era anche pressurizzato male, e che a causa di ciò dovetti ricorrere, all’arrivo per fortuna, alle cure dell’otorino presso l’ospedale di Padova, all’improvviso si sono spente le luci interne l’aereo, buio totale, la turbina che scendeva di giri e mi dava l’impressione di essersi fermata, un’improvviso abbassamento di quota per diverse centinaia di piedi e tutti ci siamo messi a gridare a squarciagola. Attimi terribili, mi sentivo già morto, ma all’improvviso ho udito la turbina che riprendeva i suoi giri e la luce ritornava nell’aereo. Scossoni spaventosi, il Comadante, all’atterraggio al Marco Polo [Tessera] ci informò che ha dovuto effettuare quella brusca manovra e mettere in pratica quel piano tecnico di volo a causa di fortissimi e intensi lampi per evitare che si trasmormasse in tragedia. Non sono più salito in aereo, credimi. Lascio ogni commento agli esperti.
Non volermeneper questo articolo
Un abbraccio Carmelo
Un abbraccio Carmelo Lo Curto
Yemen: Ennesimo disastro aereo. Precipita Airbus A330 partito da Parigi.
Ancora una volta disastro aereo, coinvolto un’altro Airbus A330. Insomma questa volta su chi cadrà la colpa? Forse sui passeggeri che si muovevano troppo all’interno del velivolo civile?
A bordo dell’Airbus A330-200 della compagnia yemenita Yemenia, partito dall’aeroporto parigino di Roissy e precipitato nell’Oceano Indiano vicino alle isole Comore, c’erano 147 persone, secondo quanto appreso da fonte dell’aeroporto parigino.
L’aereo ha lasciato l’aeroporto parigino di Roissy alle 8.55 di ieri per recarsi a Marsiglia, poi a San’a, capitale dello Yemen, per poi decollare di nuovo in direzione di Moroni, nelle isole Comore, dove era atteso oggi all’una (ora italiana). L’aereo è scomparso dagli schermi radar, secondo la fonte dell’aeroporto parigino.
Una unità di crisi è stata attivata a Roissy poco dopo le 5 (ora italiana). Si ignora al momento la nazionalità dei passeggeri. un altro Airbus A330, della compagnia Air France, si era inabissato in mare tra il Brasile e la Francia, il 1. giugno con 228 persone a bordo. Stesso incidente aereo come l’airbus A330 AirFrance AF447.
Non ho parole.
Carmelo