13 dicembre 1995: per non dimenticare
Lenny C giugno 29th, 2008
13 dicembre 1995, ore 19.56: l’Antonov 24, volo BZ166 della Banat Air, compagnia privata rumena, si schianta al suolo dopo il decollo dall’aeroporto Valerio Catullo di Villafranca (VR). Sono passati 13 anni. Hanno perso la vita 49 persone in tutto: 30 italiani, 14 rumeni tra cui una bimba di 5 anni e una donna in stato di gravidanza, oltre ad otto membri d’equipaggio, 4 serbi e 1 olandese che viveva a Verona da anni. Per non dimenticare questa tragedia vi riporto due link che spiegano in dettaglio cosa è successo quella sera. Il primo link racconta la tragedia minuto per minuto, con le fotografie dopo il disastro, la cartina col punto d’impatto e alcuni file audio delle chiamate ai soccorsi e tra gli operatori per l’accaduto. Il secondo link analizza in maniera profonda ogni aspetto tecnico e pratico per capira cosa veramente sia accaduto.
La mia ricerca è partita dalla curiosità di un ricordo affiorato guardando gli aerei di notte in testata 04. Ora lo scopo delle mie ricerche è cambiato. Nessuno parla più di questo avvenimento, nonostante siano ancora in corso udienze legali.
Per non dimenticare…
Lenny C
- Aerei , Aerei Civili , Aeronautica , Aeroporti , Antonov , Banat Air , Curiosità , Incidenti Aerei , Valerio Catullo , VRN/LIPX
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Gran bell’articolo Claudio.
Hai fatto molto bene a farlo, certe cose non vanno mai dimenticate.
Interessantissimi i link che hai aggiunto, con tanto di file audio delle conversazioni telefoniche.
Ero al corrente di questo bruttissimo incidente, ogni tanto tra noi del Piti Spotters Club se ne è parlato.
Un pensiero alle vittime ed ai familiari…
Sì, davvero interessante l’articolo che ci hai proposto. Non ero a conoscenza di questo incidente, ottimi i link che ci proponi, grazie Lenny!
mi fa piacere che apprezziata, se trovo più informazioni o altre notizie simili non esiterà a scriverle!
Lenny
ciao , il mio papà era su quel volo, siamo ancora dopo tanti anni in attesa della parola fine su quel terribile evento…grazie per le vostre ricerche e il vostro interesse…purtroppo ci sono morti di serie a e di serie b in Italia e questo è un fatto, l’evento di ieri sui volo transatlantico ha riportato alla luce quanto affermo e cioè che la verità fa sempre fatica a riaffiorare……..è mai possibile che un aereo di quella portata e al giorno d’oggi sparisca senza lasciare tracce???
Mi dispiace tanto per tuo padre Alessandra, posso solo immaginare come tu possa stare.
Ti stringo in un abbraccio.
Per quanto riguarda il 330 Air France, sono pienamente d’accordo con te.
Chissà alla fine che ci sarà dietro tutto questo e se mai sapremo la verità.
Potete mettere nuovamente i 2 link aggiornati?? cliccandoci sopra danno pagina inesistente grazie.
sono spiacente ma i link, anche se di due differenti siti, sono stati rimossi. Il primo non so ancora il motivo, ho contattato gli amministratori chiedendo se possono farmi avere l’html della pagina o i materiali da pubblicare, il secondo è diventato accessibile solo agli associati e pertanto non più disponibile. Ho contattato anche loro. Vi riporto di seguito la fine della vicenda, tratta dal Corriere della sera (teoricamente qui gli articoli restano ma nel caso.. riporto qui!)
Corriere della Sera
Disastro aereo di Verona, 1995: morirono 49 passeggeri. Il divieto di decollo non fu portato al pilota per pigrizia
L’ Antonov precipitò perché nessuno volle fare due rampe di scale
Uffa, le scale! Per questo precipitò l’ Antonov rumeno che si schiantò nel dicembre ‘ 95 dopo il decollo all’ aeroporto di Verona: era così stracarico che riuscì faticosamente a sollevarsi solo per cento metri prima di ansimare, imballarsi, piombare al suolo. Ci avevano ammassato, in quella piccola, vecchia e sgangherata carretta volante di 24 metri, 30 quintali in più del massimo consentito. Il peso di un ippopotamo. O di due Volvo. E veniva giù una nevicata che Dio la mandava. Lo dovevano fermare, dice la legge. Bastava controllare, come è obbligatorio, il piano di carico. Ma il pilota, pace all’ anima sua, disse: «Vi mando un fax da Timisoara». Lo lasciarono andare perché a Villafranca, nel moderno, ricco, efficiente Nordest, erano abituati così. Da anni i «piani di carico» non venivano esaminati «prima» della partenza ma dopo. Li accumulavano da una parte e gli davano un’ occhiata la mattina e una la sera. Con comodo. E sapete perché? Lo dice la sentenza d’ appello depositata in questi giorni di polemiche sulla sicurezza aerea: per consegnare le carte al Controllo Traffico «c’ erano da fare due rampe di scale». E «non c’ era mai nessuno disposto a farle». Morirono in 49. Uccisi da una piccola e ignobile pigrizia quotidiana. Erano stati assolti, i responsabili dell’ aeroporto, nel processo di primo grado. Avevano scaricato tutto su un capro espiatorio, Nicolae Dan, un rumeno che si occupava delle pratiche per la Banat Air. No, dice il nuovo verdetto dei giudici Giancarlo Scarpari, Ugo Di Mauro e Antonino Abrami: aveva avuto solo il ruolo «del servizievole ma improvvido fattorino». I responsabili sono altri: il direttore dell’ aeroporto Francesco Canfarelli (2 anni e 10 mesi), quello del settore operativo Antonio Realdi (2 anni e 5 mesi), l’ addetto al centraggio, cioè al controllo che gli aerei siano caricati con equilibrio dei pesi, Davide Albieri (2 anni e 3 mesi) e quello al traffico aereo Renato Rossato (un anno e 6 mesi). Dicono i giudici che il vecchissimo Antonov 24 a due eliche (così malridotto che nel viaggio d’ andata dalla Romania a Verona secondo il signor Giovanni Basso «vibrava tanto che le pareti si gonfiavano e si sgonfiavano») precipitò per vari motivi. Innanzitutto, per colpa di Mircea Ivan Vasile Dan, un pilota che ormai aveva preso tanta confidenza col pericolo da mettersi alla guida degli apparecchi più scassati e accettare di lavorare in condizioni pazzesche. Basti dire che la Banat Air nata per portar giù i piccoli imprenditori veneti impegnati nella conquista della Romania, «non aveva né aerei né piloti», «organizzava i viaggi con velivoli noleggiati qua e là per il mondo», cercava di «risparmiare su ogni cosa», «operava fuori dal sistema computerizzato Arco» e arrivava al punto che qualche volta per fare il pieno di carburante «dovevano chiedere soldi a terze persone in ambito aeroportuale». Insomma: una compagnia di avventurieri straccioni. Così straccioni che quella sera, nonostante le ali dopo un’ ora e mezza di sosta all’ aeroporto Catullo fossero coperte da uno spesso strato di neve pari secondo i giudici ad almeno «800 kg per ogni centimetro» (da aggiungere ai 3000 chili in più di cui parlavamo), il pilota si rifiutò di far togliere il manto di ghiaccio e neve che aveva sepolto l’ Antonov. Operazione troppo costosa, che l’ aereo Air France, partito un attimo prima, aveva voluto per ben due volte. Avventurieri, straccioni e pazzi. Ma proprio per evitare che gente così porti a morire i passeggeri, proprio per salvare la pelle a tutti noi ci sono regole rigide. I-ne-qui-vo-ca-bi-li. E queste regole dicono che tocca ai responsabili aeroportuali controllare il rispetto di alcune norme di sicurezza. Prima fra tutte, appunto, quella che «in nessun caso il peso all’ inizio del decollo dovrà eccedere il peso massimo specificato nel manuale». L’ aereo romeno avrebbe dovuto stare sotto i 21 mila chili. Ne pesava, quando partì, 24 mila. Più altri duemila, forse, di neve e ghiaccio. Criminali. Non poteva decollare. Per legge, lo dovevano fermare prima. Ma da anni nessuno obbediva più alla legge. «Era nata una diatriba tra gli addetti all’ ufficio traffico e gli operatori delle società di gestione» perché «dovendo percorrere le scale non c’ era nessuno disposto a prendere questa documentazione e a portarla». Di qui la soluzione: due carichi di moduli al giorno, 7 di mattina, 7 di sera. Quando alcuni aerei erano partiti da ore. Direte: dove sono oggi questi signori che ci facevano volare sereni? Lavorano ancora quasi tutti lì, all’ aeroporto. Insieme hanno preso 9 anni di carcere: 67 giorni, che non saranno mai scontati, per ogni morto. Gian Antonio Stella
Stella Gian Antonio
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(12 ottobre 2001) – Corriere della Sera
Ciao Lenny, concordo pienamente. Aggiungo solo che anche compagnie ormai più blasonate e serie ne hanno fatte e ne stanno facendo ….
Leggete il libro sulla Ryanair: per i primi due anni avevano messe in preventivo l’eventualità di un incidente e quindi il repentino fallimento della società.
La gloriosa Swiss Air … vi ricordate il disastro del Md 11 a causa del sistema di intrattenimento montato in prima classe e non testato? E’ andato a fuoco l’aereo e si è schiantato.
Certo, non avere soldi ( o far finta di non averli ) e non sghiacciare le ali …. è da criminali.
Il comandante poteva abortire il volo … ma sicuramente avrebbe perso il posto.
A gestire molte compagnie aeree ci sono manager strabravi coi bilanci, numeri bla bla bla.
MA DI AEREONAUTICA CHE C…O NE SANNO????
… se vi interessa:
http://www.associazioneastra.it/files/f-cp090601e1en.pdf
il primo interim report di BAE su AIR FRANCE AF 447
grazie Marco!
complimenti lenny c gran bell’ articolo,a distanza di anni mi ha fatto piacere constatare che vi sia qualcuno che ricordi quel 13 dicembre, peccato per quei 2 link non piu’ accessibili se mi mandi tua email potremmo tranquillamente scambiarci opinioni in merito a presto Giancarlo.
Mio papà era su quel volo..Non pensavo che tanta gente si interessasse ancora a quel giorno… Questo mi fa molto piacere. grazie a tutti quelli che non dimenticano
Mi spiace per tuo padre Silvia.
Un abbraccio.
Fabrizio
ciao a tutti per prima cosa vi voglio far notare uno sbaglio,e che non era una bambina di anni bensì un bambino di anni.So queste informazioni perche bel bimbo è mio cugino e a mdre e il padre ( anche loro morti nell’incidente) sono i miei zii.Vorrei sapere dove posso trovare foto o filmati sull’accaduto.