giugno, 2009

Volo Air France AF447: si infittisce il mistero

giugno 5th, 2009

Sembrava avessero trovato i resti dell’Airbus A330, ma poi è arrivata la smentita:

Il generale della FAB Ramon Cardoso aveva annunciato ieri il recupero di alcuni rottami dell’Airbus precipitato, ma lo stesso ufficiale successivamente si è corretto dichiarando che uno dei frammenti si è rivelato essere di legno, materiale che non è presente sull’A330. Pure la scia di carburante parrebbe provenire da una nave e non dall’aereo, essendo di nafta. Intanto affermazioni ed ipotesi tutte da verificare si rincorrono sui media. Un pilota di Air Comet in volo da Lima a Madrid afferma di aver visto in lontananza una esplosione in aria ed il quotidiano “Le Monde“, citando sue presunte fonti vicine all’inchiesta, sostiene come l’aereo sia precipitato perché andava ad una velocità “errata”. [...]
(Parte di articolo fonte: Dedalonews)

Ed ancora si ipotizza che l’Airbus A330-200 si sia disintegrato in volo:

Un mistero fitto la sciagura dell’Airbus A330. Ma da ieri è partita ufficialmente l’inchiesta sul volo Air France 447: a coordinarla è la Francia perché il disastro è avvenuto in acque internazionali e il velivolo è di immatricolazione francese. All’indagine parteciperà anche uno dei dodici esperti italiani dalla Ansv (Agenzia Nazionale per la Sicurezza sui Voli). Infatti, come prevede il regolamento dell’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile, all’inchiesta possono partecipare esperti di Stati ai quali appartengono cittadini coinvolti nell’incidente. Sarà fondamentale l’eventuale recupero delle scatole nere che vengono aperte solo se danneggiate in modo da prelevare il nastro magnetico (le più moderne hanno un chip) e scaricarne i dati, espressi in codice binario.

Poi, un file di decodifica permette di leggere i dati traducendoli in una serie di grafici. Contemporaneamente, vengono analizzati voci e rumori in cabina. Intanto l’indagine resta in mano alle supposizioni, più o meno sostenute da elementi attendibili. Comunque, la nuova pista sulla quale far atterrare un’ipotesi credibile parla di un volo «a velocità inadeguata» con una concatenazione di eventi catastrofici che avrebbe condotto a una disintegrazione in volo. Tale idea non viene avallata dal ministro della Difesa brasiliano, Nelson Jobim, per via della lunga macchia di kerosene trovata in mare nella stessa zona dei detriti che renderebbe improbabile un incendio o un’esplosione.

Dalla Francia rilanciano la disintegrazione sulla base della dispersione dei frammenti su una distanza di oltre 300 chilometri. Ma dal Brasile sostengono come a diversi giorni dall’incidente le correnti e il cattivo tempo abbiano favorito la dispersione degli elementi. Poi un colpo a sorpresa: un pilota di Air Comet in volo da Lima a Madrid nei pressi e nel momento dell’incidente ha inviato un rapporto a Air France affermando di aver visto un «lampo di luce bianca», esattamente alle 3,15, sopra Cayenne, in Guyana francese, in prossimità di una «tormenta con attività elettrica a est». Qualche altra scheggia di possibile verità arriva dai messaggi di allarme dell’Airbus A330: uno alle 4 in punto col comandante che informava della presenza di una forte turbolenza; un altro alle 4,10 segnalava che era stato scollegato il pilota automatico.

Quindi, altri due messaggi: alle 4,10 e alle 4,12 con la segnalazione di errori nei sistemi per la raccolta e nella visualizzazione di informazioni. Subito dopo, alle 4,13 emergono problemi al sistema principale e ad altri ausiliari collegati al controllo dei meccanismi di frenata o degli spoiler. Alle 4,14 l’ultimo messaggio sull’aumento della velocità verticale dell’Airbus, che potrebbe indicare la depressurizzazione della cabina. O, addirittura, che l’aereo era già caduto in mare. È evidente come sia in atto uno scaricabarile sulle responsabilità, abbastanza di cattivo gusto con 228 vittime sepolte in fondo al mare.

Così, il governatore di Rio, Sergio Cabral Filho, ha chiosato ieri, con scarso sfoggio di diplomazia, che la tragedia del volo Air France non può essere stata causata che da «un problema tecnico molto grave». Chiaro il rinvio di responsabilità a Airbus e alla compagnia aerea francese. Tra le tante supposizioni, una certezza: c’è un «miracolato» italiano: è stato per un puro caso se un giovane imprenditore di una nota famiglia di armatori genovesi non sia salito sul volo AF 447 Rio de Janeiro-Parigi scomparso nell’Atlantico. Una hostess lo ha, infatti, dirottato su un altro aereo, partito due ore prima, dove era ancora disponibile un posto in prima classe. Lo ha raccontato lo stesso imprenditore, G. G. di 26 anni, mostrando le prenotazioni e i biglietti scambiati all’ultimo momento, non nascondendo la sua forte emozione. Tra l’altro, due dipendenti dell’azienda della sua famiglia – che ha forti interessi in Brasile – sono saliti sull’aereo caduto.

(Marino Collacciani – Il Tempo.it)

Ed infine, tanto per far entrare in tutto questo, in questa tragedia, anche un po’ di scaramanzia, Air France annuncia:

Dopo la tragedia dell’Airbus precipitato sull’Oceano Atlantico con 228 passeggeri a bordo, l’Air France ha deciso di cambiare il codice di volo della rotta tra l’aeroporto internazionale Tom Jobim di Rio de Janeiro e lo scalo parigino di Charles De Gaulle. Da domenica, il nuovo codice sarà AF 445. Il codice del percorso tra la capitale francese e Rio de Janeiro (AF 444) non verrà modificato.

(TGCom)

Che posso dire? Ormai è difficile stare dietro a tutte le notizie che si susseguono una dopo l’altra: annunci, smentite, ipotesi ed illazioni.
Niente di fatto, anzi, tutto da ricominciare, visto che i resti dell’Airbus non si trovano.

Non mi ripeto per non essere noioso, ma sta storia comincia veramente a puzzare parecchio…

Airbus 330 AirFrance AF447

giugno 4th, 2009

Ciao Fabrizio,

sono Carmelo, come te anch’io sono da Padova, anzi preciso, sono cresciuto a Padova. Arrivai nel lontano 1974, proveniente dalla Scuola di Polizia di Peschiera del Garda [VR]. Sono originario di Agrigento ed abito all’Arcella. Per quanto concerne il libro, dopo circa 25 anni di indagini personali, raccolte di prove, testimonianze, documenti ed altro, nel 2006 terminai di scrivere un dossier di circa 550 pagine. La stesura del dossier “L’ottantaduesima Vittima dossier Ustica di Carmelo Lo Curto”, tende a rendere omaggio e dare dignità a quelle 81 vittime innocenti, associato alle 13 persone decedute in corcostanze misteriose perchè aconoscenza dei fatti, che avevano avvertito il dovere di testimoniare da uomini liberi, forse per porre fine  e far luce su quello che accadde realmente al Dc9 IH870 dell’Itavia la sera del 27 giugno del 1980 nel basso Tirreno in volo di linea da Bologna, saliti e mai fatti scendere a Palermo, affinchè non finiscano nel dimenticatoio, sacrificate sull’altare di ignobili interessi politici e militari che nella vicenda non dovevano e non devono, oggi a maggior ragione, prevalere. Il Dossier contiene dei documenti inediti, nessun ha mai voluto ascoltarmi, nessuno. Oggi viene fuori la storia del missile. Mi viene da ridere, sono 26 anni che lo dico. Per capire il disatro aereo dell’AirFrance 330 AF447, bisogna chiudere gli occhi e immaginare di trovarsi seduto accanto a una qualsiasi delle 230 persone decedute. Bisogna sentirsi accanto a loro per rivivere, quegli attimi terribili; bisogna tornare indietro di qualche giorno con la fantasia per ascoltare e seguire i loro dialoghi, cogliere le loro speranze, le loro emozioni. Bisogna trovarsi accanto ai piloti Air France per poter sentire la loro sorpresa e la paura di non poter salvare i passeggeri, che di scianto, straziati nelle carni, urlano tutto il loro dolore e invocano un aiuto improbabile e impossibile, in un susseguirsi di eventi a catena, inarrestabili eventi, sempre più traumatici, sempre più impossibili. Bisogna trovarsicon i familiari delle vittime, e insieme a loro annaspare in uno sforzo estremo, tanto sovraumano quanto inutile, nelle fredde acque dell’Atlantico, in quell’oceano che appena prima era azzurro ed ora è nero e rosso. Poi l’angosciante attesa di un annuncio dell’Aereo AirFrance AF447, mai arrivato. Infine capire la tragedia del 1° giugno 2009, significa poter chiudere gli occhi e verificare se si ha la coscienza pulita: gli uomini giusti come me, te e tanti altri, possono farlo, gli altri sono i responsabili di quell’ummane tragedia che non sarebbe dovuta accadere. Insomma quello che voglio dire, non aspettiamoci grande cose dai francesi, loro sono maestri insuperabili nell’insabbiare le prove autentiche e veritiere. Speriamo bene che si chiarisca tutto attraverso una Commissione d’inchiesta seria, non di parte, come spesso accade in questi casi. Un abbraccio Carmelo

Airbus A330 Air France: forse esploso in volo?

giugno 3rd, 2009

Le ipotesi si susseguono, se ne stanno facendo veramente molte. Più che altro perchè non si spiega come un gioiello tecnologico come l’Airbus A330-200 possa sparire in così poco tempo.
Ma ovviamente questo non è il solo motivo per cui si stanno facendo molte congetture.

Riporto l’articolo dal sito del TGCom:

La dispersione dei rottami dell’Airbus 330 in mare, in un raggio di 5 km, fa pensare che l’aereo Air France da Rio a Parigi sia esploso in volo ad alta quota. L’ipotesi è stata formulata da specialisti della compagnia aerea sentiti da Le Monde. La posizione di alcuni resti, inoltre, secondo il il colonnello Jorge Amaral, portavoce delle forze armate brasiliane, indica un tentativo di virare, forse per tornare verso l’Isola di Fernando de Noranha.

Gli specialisti della compagnia sentiti dal quotidiano francese hanno riferito che i resti dell’aereo sono stati localizzati in due zone distanti tra di loro 60 chilometri e situate a Est di dove l’Airbus ha mandato uno dei suoi ultimi messaggi automatici prima della sua scomparsa. “Una posizione – ha suggerito il colonnello Jorge Amaral – che indica che l’aereo può tentato di virare, forse per ritornare verso l’Isola di Fernando de Noranha”.

Tuttavia, secondo gli esperti di sicurezza del volo bisogna considerare che a 24 ore dal disastro aereo i rottami che sono stati attribuiti con sicurezza al velivolo sono stati spostati dalle correnti e dai venti. “E’ quindi necessario – rilevano – studiare le correnti per risalire al punto d’impatto”. A detta degli esperti, però, l’ipotesi dell’esplosione in volo non è coerente con l’ultima chiamata dal velivolo che, a detta dell’Air France, avrebbe denunciato un guasto al sistema elettrico di bordo.

La stampa francese sta sondando diverse cause della tragedia aerea. Le Point segue l’ipotesi del fulmine indicata dal direttore generale della compagnia aerea, Pierre-Henri Gourgeon. Il fulmine avrebbe distrutto il radar rendendo l’aereo cieco. In questo modo il velivolo non avrebbe potuto evitare di entrare in un cumulo nembo, nuvola a grande espansione verticale, dentro la quale l’aereo sarebbe stato colpito dalle correnti ascendenti e discendenti e tornadi. Le Point non esclude che il fulmine abbia invece prodotto un incendio a bordo come successo nel 1998 all’aereo Swissair in volo tra New York e Ginevra.

Secondo il presidente dell’Aviazione brasiliana, Adalberto Fabeliano, intervistato da El Mundo, inoltre, la rotta seguita dai piloti di Air France non sarebbe stata quella prevista a a 37.000 piedi, ma a 35.000 piedi forse per evitare una forte turbolenza o a causa di un avaria all’altimetro.

Si fanno invece più remote, anche se non ancora escluse, le ipotesi di una collisione in volo, e di un atto terroristico che solitamente viene rivendicato nelle ore successive.

(TGCom)

Insomma, la stampa si sta sbizzarrendo: attacco terroristico, bomba, fulmini, forte depressurizzazione in cabina che ha fatto svenire i piloti e chi più ne ha, più ne metta.

Rimane il fatto che l’Airbus A330 è un velivolo modernissimo e sicurissimo; rimane il fatto che sono morte tante persone e che altrettante vogliono sapere la verità, il perchè i loro cari sono morti su di un normale, usuale, abituale volo di linea.
Rimane il fatto che molti, compreso me, dubitiamo che la verità verrà mai fuori…come è già accaduto in passato.

Il mio pensiero ed il mio abbraccio, seppur sia poco, è per le vittime e per i famigliari delle stesse.

Articoli Correlati:
Cover-Up sulle cause dell’incidente Air France?
Forse trovati i resti dell’Airbus A300 Air France
Airbus 330-200 F-GZCP, una foto recente
Scheda Airbus A330-200
Airbus A330 Air France scomparso dai radar

Cover-Up sulle cause dell’incidente Air France?

giugno 2nd, 2009

“Impossibile che i piloti non abbiano fatto in tempo a lanciare il mayday. Penso possa esserci stata una esplosione a bordo o un improvviso malore dei piloti. Escluso il guasto. Quello è un aereo assolutamente affidabile, con dei sistemi di sicurezza elettronici tra i più avanzati”. Così definisce l’A330 e tutta la famiglia degli Airbus, il comandante Francesco D’Arrigo, pilota di lungo corso dell’Alitalia, da dodici anni alla cloche di un Airbus, che si interroga sui “silenzi e ritardi”, da parte dei francesi nel dare notizie. “Una vicenda misteriosa, almeno fino ad ora, che rassomiglia moltissimo a quanto accadde al Dc 9 dell’Itavia“, dice il giudice Rosario Priore che ha indagato sulla strage di Ustica.

Il comandante D’Arrigo parla di un aereo molto avanzato, con comandi digitali e spiega che qualche problema c’è stato in passato, quando lui e i suoi colleghi in tutto il mondo, si sono ritrovati a passare dalla vecchia strumentazione meccanica a questa modernissima, sperimentata sugli F-15 dell’aeronautica militare Usa.

L’Airbus A330, oltre al sistema di volo Fly-by-wire, ha tutta l’elettronica di bordo che viene gestita e controllata principalmente attraverso sei schermi presenti nella cabina di pilotaggio, sui quali appaiono i dati di volo e di funzionamento di tutto l’aereo. L’intero sistema è monitorato dall’Ecam, (Electronic Centralized Aircraft Monitor) al quale fanno capo una serie di sensori che attraversano l’intero aereo. Se un parametro in una qualsiasi parte del sistema finisce fuori scala, il pilota viene automaticamente avvertito. L’Ecam, secondo i costruttori, può anche individuare la causa di un guasto, anche se si verificano diversi problemi contemporaneamente.

“Ha sicuramente salvato molte vite – sottolinea il comandante D’Arrigo – poiché è impossibile effettuare manovre errate: questo tipo di tecnologia non lo permette”. E anche il passaggio all’interno di una imprevedibile “turbolenza severa in aria chiara”, ossia una zona di turbolenza chiara e perciò non visibile a occhio nudo, non spiega la sciagura. Così come l’ipotesi fornita in un primo momento da Air France di un fulmine.

Eppure qualche problema, anche serio, in passato c’è stato. Nel 1994 un Airbus A330 si schiantò durante un volo di prova nei pressi dell’aeroporto di Tolosa, nel sud della Francia. Era il prototipo dell’A330-300 del quale l’A330-200 di cui si sono perse le tracce da alcune ore è una versione ”accorciata”. A bordo c’erano soltanto i 7 membri dell’equipaggio di cui due italiani. “Ma quell’incidente avvenne perché il pilota, per effettuare una manovra particolare aveva disinserito i sistemi di sicurezza”. spiega D’Arrigo.

Il sette ottobre dello scorso anno, un Airbus A330-300 della Qantas, in volo da Singapore a Perth con 313 persone a bordo, aveva avuto un improvviso calo di altitudine di 2000 metri, mentre si trovava 11.500 metri. La discesa improvvisa aveva scagliato verso il soffitto i passeggeri che non indossavano la cintura causando decine di feriti. Un incidente simile era capitato il 28 marzo del 2005 ad un A330-200 delle linee aeree taiwanesi diretto in Giappone. Cinquantaquattro le persone ferite.

Nonostante l’emergenza, i piloti del volo Qantas, prima di effettuare l’atterraggio di emergenza, lanciarono immediatamente il ‘mayday‘. “Ci viene spontaneo, quando c’è un problema siamo addestrati a compiere una serie di gesti”, spiega ancora il comandante D’Arrigo.

E anche nel campo delle comunicazioni l’A330 è concepito con dei sistemi all’avanguardia. I velivoli costruiti dopo il 1998 sono dotati del sistema di trasmissione dati Acars/Atsu ad alta potenza, che oltre alle frequenze Vhf utilizza le HF ed è collegato al sistema satellitare Inmarsat.

Secondo il comandante D’Arrigo, un blackout totale ed improvviso dell’impianto elettrico potrebbe aver provocato una depressurizzazione immediata dell’aereo: “In una simile eventualità il pilota ha circa 40-50 secondi per indossare la maschera ad ossigeno prima di perdere conoscenza”, un tempo sufficiente, a meno che la depressurizzazione “non si avvenuta all’insaputa dei piloti stessi”.

L’A330, infatti, è costruito in modo tale da non rimanere mai completamente senza energia elettrica. E la radio, ed altri sistemi base, rimangono sempre in funzione. L’Airbus è dotato di tre generatori, con tre livelli di funzionamento che si attivano in successione, al venir meno del precedente. Se nonostante tutto venisse a mancare la corrente elettrica, sotto la pancia dell’aereo uscirebbe un’elica del diametro di un metro per fornire corrente ed energia eolica.

C’è poi l’ipotesi dell’esplosione a bordo. Il giudice Rosario Priore parla di “impressionante analogia” tra Ustica e il mistero dell’Airbus: “Anche quell’aereo sparì nel nulla improvvisamente”. “Ciò che lascia perplessi – dice il magistrato – è il fatto che nessun mayday, è stato lanciato dai piloti”.

Ma non si deve per forza pensare all’atto terroristico o ad un attacco esterno. Il 25 luglio del 2008, ad esempio, un 747-400 della Qantas fu costretto ad un atterraggio di emergenza a Manila  a causa di un buco nella fusoliera provocato dall’esplosione di una bombola di ossigeno, con una conseguente pericolosa caduta di pressione in cabina. “La verità è che in alcuni Paesi le procedure di imbarco sono molto rigide, mentre in altri c’è più lassismo”, aggiunge D’Arrigo, che conclude esprimendo due dubbi: “I francesi hanno subito parlato di un problema elettrico, ma come mai hanno aspettato tante ore prima di dare la notizia? E perché tanta riservatezza sulla lista dei nomi?”. Domande, per ora, senza risposta.

(La Repubblica.it - GIOVANNI GAGLIARDI)

Articoli Correlati:
Forse trovati i resti dell’Airbus A300 Air France
Airbus 330-200 F-GZCP, una foto recente
Scheda Airbus A330-200
Airbus A330 Air France scomparso dai radar

Forse trovati i resti dell’Airbus A300 Air France

giugno 2nd, 2009

Navi e aerei cominciano a convergere sul presunto luogo del disastro dell’Airbus Air France scomparso ieri dai radar lungo la rotta Rio de Janeiro-Parigi. I mezzi aerei e navali di soccorso si avvicinano al luogo dove sono stati avvistati da un C-130 delle Forze Armate brasiliane alcuni resti dell’Airbus, a 650 chilometri a nord est dell’arcipelago di Ferdinando de Noronha. L’individuazione è avvenuta sulla base della segnalazione di un pilota delle linee aeree brasiliane Tam che ha notato nell’area alcuni punti arancioni, come di rottami in fiamme.

Il volo Tam è transitato sulla zona poco dopo la scomparsa dai radar del volo Air France alle 02.15 Gmt di ieri. Oltre a due navi mercantili ormai prossime alla zona di mare teatro del disastro, un altro cargo, il ”Douce France”, è stato fatto convergere dalle autorità di Parigi sull’area, dove si moltiplicano i voli per avvistare altre tracce dell’Airbus. Anche Brasilia ha chiesto a quattro mercantili, lo ‘Stolt Inspiration‘, il ‘Jo Cedar‘, il ‘Ual Texas‘ e il ‘Lexa Maersk‘, di convergere in quel particolare settore dell’Atlantico.

Dalla base di Dakar sono nel frattempo giunti nella zona un Falcon 50 e un velivolo antisommergibile, un Breguet Atlantic 2 della Marina Militare francese. Anche Stati Uniti e Spagna partecipano alle ricerche. Il presidente americano Barack Obama ha promesso che gli Stati Uniti “forniranno tutto l’aiuto necessario” e Washington ha gia’ inviato in Brasile un P-3 Orion antisommergibile e Madrid due aerei, decollati dal Senegal. Massiccio anche il dispiegamento dei mezzi brasiliani. In particolare, attualmente sono impiegati 6 aerei (un Bandeirante P-95 antisommergibile, un velivolo Amazonas SC-105 per la ricognizione aerea, 3 C-130 Hercules, e un R-99 per la guerra elettronica), 2 elicotteri (un Super Puma ed un Blackhawk), piu’ quattro unita’ della Marina carioca: la fregata ‘Constituicao‘, le corvette ‘Marajo‘ e ‘Cabocio‘ e il pattugliatore d’altura ‘Grajau‘.

(Adnkronos/IGN)

Articoli Correlati:
Airbus 330-200 F-GZCP, una foto recente
Scheda Airbus A330-200
Airbus A330 Air France scomparso dai radar

Airbus 330-200 F-GZCP, una foto recente

giugno 1st, 2009

Ecco una foto recente dell’Airbus A330-200 Air France con marche F-GZCP.

Articoli Correlati:
Airbus A330 Air France scomparso dai radar
Scheda Airbus A330-200

Scheda Airbus A330-200

giugno 1st, 2009

L’Airbus A330 è un aereo di linea bimotore utilizzato su rotte di medio-lungo raggio, con 295-335 posti a seconda delle versioni.

L’A330-200, come quello dell’Air France scomparso oggi mentre viaggiava da Rio de Janeiro a Parigi, può trasportare nella versione standard 253 persone, ripartite fino a tre classi (293 in 2 classi (30+263) e 253 in 3 classi (12+36+205)). Ha una velocità massima di crociera di 880 km/h, una quota di crociera di 10.700 metri e un raggio d’operazione di 12.500 km.

Specifiche tecniche:
Lunghezza: 58,8 m
Larghezza fusoliera: 5,64 m
Larghezza cabina: 5.28 m
Lunghezza cabina: 45 m
Apertura alare: 60,3 m
Superficie alare: 361,6 m²
Motori: 2 General Electric CF6-80E1 o Pratt & Whitney PW4000 o Rolls-Royce Trent700
Spinta: 303-320 kN
Raggio a pieno carico: 12.500 km
Velocità di servizio: 0.82 Mach (541 mph, 470 knots, 871 km/h a 10.668 m di altitudine)
Velocità massima: 0.86 Mach (568 mph, 493 knots, 913 km/h a 10.668 m di altitudine)
Peso massimo: 230,9 (233,9 ) t
Peso massimo al decollo: 230 (233) t
Capacità massima carburante: 139.100 lt

Ecco una foto di un Airbus A330-200 Air France

A330-200 Air France

A330-200 Air France

Vedi anche: Airbus A330 Air France scomparso dai radar

Airbus A330 Air France scomparso dai radar

giugno 1st, 2009

Era decollato da Rio de Janeiro.

Un Airbus dell’Air France (F-GZCP) con 228 persone a bordo è scomparso stamane dai radar mentre volava da Rio de Janeiro a Parigi. Il volo AF 447 con a bordo 216 passeggeri più 12 membri di equipaggio, era partito ieri sera alle 19.00 ora locale da Rio de Janeiro e doveva arrivare a Parigi intorno alle 11.15. Alle 3.30 di stamane si sono perse le tracce sui radar, a circa 565 chilometri dalle coste brasiliane: solo un messaggio intorno alle 4 in cui veniva segnalato un problema tecnico.

L’Air France di Rio ha escluso per il momento la possibilità di un cortocircuito dopo aver inizialmente fatto riferimento alla possibilità che un fulmine avesse generato un’avaria. Resta quindi il mistero sulle cause della scomparsa: a marzo l’aereo era rimasto bloccato per diversi giorni a Bangalore per un guasto, ma poi aveva regolarmente passato la revisione in aprile. È strano che dopo il segnale automatico di avaria l’aereo non abbia più comunicato nulla e, uscito dalla copertura radar brasiliana, non sia entrato in quella del Senegal o del Marocco. In caso di guasto a un motore l’A330 può continuare a volare e i piloti sono preparati per l’eventualità di un ammaraggio, inoltre l’aereo era nuovo: entrato in servizio nel 2005 e aveva 18.870 ore di volo.

L’unità di crisi della Farnesina, intanto continua a verificare la presenza di italiani a bordo dell’aereo Air France. Per il momento sarebbero almeno 10 i connazionali coinvolti. Tra questi Rino Zandonai, direttore dell’Associazione Trentini nel Mondo Onlus, insieme al consigliere regionale Giovanni Battista Lenzi e al sindaco di Canal san Bovo, Luigi Zorte, in Brasile per una missione di solidarietà. ThyssenKrupp e Michelin hanno poi fatto sapere che sul volo c’erano anche alcuni vertici dei gruppi: il presidente della Companhia Siderurgica do Atlantico membro del board di ThyssenKrupp, Erich Heine, il presidente della filiale Michelin del Sud America, Luiz Roberto Anastacio, il suo direttore esecutivo, Antonio Gueiros, e uno dei direttori del gruppo in Francia Christine Pieraerts.

Secondo un aggiornamento di Air France sui passeggeri a bordo la maggior parte, 80, sarebbero di nazionalità brasiliana, 73 francesi, 18 tedeschi, 6 americani, 5 cinesi, 4 ungheresi, 2 spagnoli, 2 inglesi, 2 marocchini e 2 irlandesi. Tra gli altri un agolano, un argentino, un belga, un islandese, un norvegese, un polacco, un rumeno, un russo, uno slovacco, uno svedese, un turco, un filippino e uno svizzero. Mentre le autorità brasiliane continuano a setacciare le acque atlantiche, all’aeroporto di Charles De Gualle a Parigi, dove è stata allestita un’unità di crisi, è arrivato anche il presidente francese, Nicolas Sarkozy che ha affermato che «sono scarse le chance» di ritrovare i sopravvissuti e che al momento non ci sono elementi precisi su quale sia la dinamica dell’incidente.

(La Stampa.it)

Vedi anche: Video Boeing 747 Colpito da un Fulmine, per capire che un fulmine molto difficilmente può far danni ad un velivolo in volo.

« Prev