giugno, 2009

Viaggio a Frontevalle di Giulia Lo Curto

Carmelo Lo Curto giugno 30th, 2009

Dei Rumori Misteriosi
Erano le 3:00 di notte e rumori strani provenivano
dal soggiorno .
Io mi chiamo Kelly e ho 10 anni, vivo in campagna
con i miei nonni e i miei genitori…
A scuola vado abbastanza bene sopratutto alla
matematica.
Le mie amiche Charlotte ,Rikki ,Emma e Cleo
frequentano con me la 4 a elementare.
Come stavo dicendo quella notte era buia e dalla
finestra si sentiva il fruscio del vento che entrava
nella mia camera.
Quando stavo per accovacciarmi sotto le coperte,
si sentì qualcosa cadere nel soggiorno.
Scesi per le scale e andai a vedere cos’era stato quel
rumore misterioso.
Mi precipitai subito a vedere.
Il vaso antico della nonna era in mille pezzi!!!!
Cosa avrebbe detto la nonna vedendo il suo vaso
ridotto in questo stato?
Ma la domanda non era questa , la domanda era :
chi lo aveva rotto?
Tutti ( apparte io) stavano dormendo.
Dopo un po’ arrivò una altro rumore , però questo
veniva dalla cucina.
Entrai e vidi tutto sottosopra : le sedie rovesciate, i
piatti lavati a terra e il frigo disordinato.
Mi rimboccai le mani e mi misi a mettere tutto
apposto.
Ma ad un tratto vidi una luce piccola piccola venire
da sotto il tavolo.
Mi misi in ginocchio e andai a vedere cos’era quella
luce.
E magia delle magie , sotto un bicchiere trovai una
fatina della Notte.
Un viaggio a Frontevalle
Wow una vera fatina in carne e ossa .
– Come ti chiami fatina della notte?
– Io mi chiamo Lucciola e vengo da Frontevalle,
bella quella pianta!
– Ti piace? Viene dalla Hawaii e si dice che balli
ma non ho ancora visto niente del genere.
Dopo un po’ tirò da una tasca un sacchettino
dorato e buttò della polvere di colore blu sulla
pianta.
Subito dopo la pianta si mise a ballare.
– Wow ! Come hai fatto?
– Questa polvere cura le piante.
– Cosa aveva la pianta ?
– Non era stata raccolta bene, per questo non
ballava.
Il paese
Andammo a dormire che ormai erano le 5:00 di
mattina.
Dormii solo 2 ore e alle 7:00 mi svegliò Lucciola ,
gli avevo promesso che saremo andate a Frontevalle.
Mi alzai dal letto e mi vestì .
Davanti la porta si aprì un portale di color
giallastro.
La fatina mi strinse per mano e ci tuffammo nel
portale.
In un batter d’occhio fummo in un sentiero
autunnale .
C’erano tante foglie di tanti colori : rosse, verdi,
gialle e marroni.
Subito dopo ci precipitammo in un prato fiorito in
cui lavoravano delle fate.
Il prato si chiamava Prato Girasole ( si chiamava
così perché aveva la forma di un girasole: non si sa il
perché ).
Su un balcone vicino a una staccionata c’erano dei
bambini che guardavano orgogliosamente la propria
mamma .
Ma non perdemmo tempo.
Ci recammo subito al castello della Regina Fiorena.
In realtà la Regina Fiorena era una fata delle Nevi
e non una fata della Notte.
Sulla porte dell’entrata c’era scritto la magi delle
fate di Frontevalle.
Quando entrammo , trovammo la Regina
ghiacciata.
La guardia ci spiegò che era stata pietrificata dalla
Strega Suprema: Arane .
Avevamo una missione : salvare la Regina Fiorena e
tutto il popolo di Frontevalle .
Il monte degli Unicorni
Uscimmo dal castello alle 11:00 di mattina.
Ci mettemmo subito in viaggio verso la montagna
degli Unicorni .
C’era molto freddo sulle montagne sopratutto in
cima.
Il cielo si stava oscurando e stava per venire sera.
Decidemmo di accamparci in una grotta vicino a
una cascata di acqua rugiada.
Venne notte molto presto , già si vedevano le stelle
che brillavano nel cielo buio e immenso.
Mi misi a dormire in una grotta insieme a Lucciola.
Dopo aver chiuso gli occhi venne una luce molto forte
che proveniva da un lato delle montagne Luminus.
Andai a vedere cos’era stata quella luce
potentissima .
Da dietro di me veniva quella luce, mi girai e vidi
un bellissimo unicorno bianco lucente .
Feci un passo in dietro e l’ unicorno si mise in due
zoccoli davanti alla
luna piena.
La punta del corno gli luccicava come una
lampadina.
All’improvviso avei un sonno tremendo e cascai di
sonno.
Non mi spiegavo il perché di tutto quel sonno.
Mi alzai vicino all’unicorno che dormiva accanto a
me.
Il sole stava sorgendo e anche l’unicorno si svegliò.
Se ne andò verso le montagne Malins dove si trovava
il villaggio degli Unicorni.
Rientrai nella grotta e Lucciola era disperata perché
si era ghiacciato tutto dentro la grotta.
Guardai la mappa e vidi che indicava dove ci
eravamo accampate : La grotta si chiamava
Grottesco Maglinius .
Si chiamava così perché faceva brutti scherzi a
quelli che venivano là dentro.
I poteri
Toccai la mia valigia e subito si scongelò.
Mi ricordai di quella notte: quando l’unicorno
faceva tanta luce.
La luce donava dei poteri!
Scongelai tutto in un lampo.
Questa volta Grottesco Maglinius non ci poteva fare
dei scherzi .
I folletti
Ci mettemmo di nuovo in cammino verso Wood
Black dove si trovava la strega Arane.
Prima di arrivare lì , c’era tanta strada da fare.
Passarono 24 giorni e 5 ore .
Erravamo arrivate in un bosco molto verde e curato
quando, all’improvviso si sentì una musica venire
dal centro del bosco.
Andammo a vedere cos’era quella musica originale
di Irlanda.
Non potevo credere ai miei occhi!
Erano dei folletti molto piccoli a confronto di me ma
più grandi di Lucciola , almeno un dito.
Gli adulti di folletti sono un po’ più grandi di quelli
giovani e neonati.
Da una carrozza color oro e argento scese il Re folletto
: Fogliagrezza.
Aveva la barba che gli arrivava a terra e un aria
da saggio .
Infatti era il più saggio!
Era vestito con delle foglie molto belle e abbellite
con dei fiori di tiglio.
In mano portava un bastone di legno con all’inizio
un drago d’oro.
– Chi è quel drago Fogliagrezza?
– É il drago Lungo Irlandos , è nostro amico e non è
cattivo.
Il drago sembrava avere un aria feroce ma non lo era
in verità.
Erano tutti vestiti di verde chiaro o scuro
addirittura verde erba.
In testa portavano un cappello di fiori di lavanda ,
si sentiva il suo profumo anche da 20 metri.
Ci recammo in un negozio a prendere qualcosa da
mangiare e qualcos’altro .
Eravamo piene di cose da mangiare , almeno
Lucciola .
Tutto il cibo era piccolissimo !
La spada
In fondo al negozio c’era una spada grande che
avevano messo da parte per me.
Mi avvicinai e , su un cartello trovai scritto:
Come facevano a sapere che mi chiamavo Kelly ?
Forse sapevano leggere il futuro?
Le rime mi spaventavano un po’.
Presi la spada e ce ne andammo verso il confine di
Black Wood .
Il fantasma della bambina
Quella zona era la più spaventosa di tutte e si
diceva che una bambina fantasma girava per il
bosco in cerca di nuove vittime.
Da quando sentì quella storia , persi il coraggio di
entrare nel bosco.
Alla fine dovetti entrare lo stesso.
Entrai e la prima cosa che notai erano gli alberi
morti e neri come la cenere : posto perfetto per un
fantasma ma di certo non per me !
C’era un po’ di luce quindi, non mi potevo
lamentare che non vedevo niente.
Dopo qualche passo si sentì un rumore che faceva
venire la pelle d’oca, Lucciola mi chiese:
– Cos’è stato quel rumore?
– Non lo so , ma credo di avere un dubbio .
Quel dubbio non era affatto bello anzi , era
terrificante , credevo che quel rumore lo facesse il
fantasma di quella bambina.
Ci sentimmo come se fossimo seguite da
qualcuno , dietro di me non c’era niente ma mi
voltai diverse volte per vedere.
All’improvviso mi trovai d’avanti la bambina
fantasma , un minuto di sospensione e poi…
– Aaaaahhhhh!!!!!!!!
Io e Lucciola gridammo così forte che si sentì in
tutto il bosco.
– Non gridate ragazze! Rispose la bambina.
– Non sono cattiva !
– Come scusa?
– É una storia inventata, io in realtà sono buona
e non vado in giro a cercare “vittime”.
Non credevo alle mie orecchie, tutto quello che
avevo sentito erano tutte bugie.
Volevo verificare se era veramente buona e quindi
gli chiesi una domanda:
– Hai visto quella nuova stilista Mary Hanc ?
Ha fatto dei vestiti super!
– Si è vero !Io ho un vestito fatto da lei , l’ho
comprato nel centro Fantasia proprio ieri.
Era davvero buona !
Anche alla moda , quel vestito era della stilista.
Sì , quello che portava addosso .
Gli spiegammo la nostra missione e ci chiese:
– Posso venire anch’io con voi?
– Certo!
Mi piaceva la bambina sopratutto perché era alla
moda e a me piace la moda.
– Ma dimmi una cosa: Come ti chiami?
– Mi chiamo Geralyn Luna .
– Ho già sentito questo nome, l’ho sentito in un a
storia di fantasmi che mi hanno detto a scuola ad
Halloween : è una storia vera!
Luna guardò in basso tristemente e con qualche
lacrima che gli scendeva dalle guance bianche
come la neve.
– Aspetta ! Tu sei il fantasma di quella storia! Eri
una principessa e andando sulle scale che
portavano al salone dove si faceva una festa del
tuo sedicesimo compleanno sei caduta .
– Sì , è proprio così. Non mi hanno più trovata
perché quando sono caduta ero in una botola buia
e silenziosa , girai e girai quando trovai un cobra
dagli occhi rossi fuoco e la lingua minacciosa : mi
morsicò e morì.
– Mi dispiace.
– Non dire così ! Io sono felice perché ho trovato due
amiche!
La villa del signor Ginny
- Esiste una rapa che può sconfiggere Arane.
– Cos’è quel libro?
– É il libro di Frontevalle.
– Che strana quella rapa!
– Sarà strana ma è più potente di Arane e poi si
dice che è qui’ da questa parti.
– Allora cosa aspettiamo!Andiamo a prenderla.
Quando voleva Lucciola sapeva essere molto
coraggiosa ma in certi casi non lo era affatto!
Dopo un lungo cammino, vidi un cespuglio che si
muoveva con movimenti buffi : tutte e tre ci
mettemmo a ridere a crepapelle.
Velocemente uscì un uomo di quasi 45 – 46 anni .
_ Salve io sono Girino Ginny, sono il proprietario di
questa graziosa villa e questo è mio figlio Fred che
ha 6 anni.
Stavo raccogliendo delle more e Fred si era
impigliato nei rami.
Quel libro ce lo anch’io a casa ma è più grande.
Entrammo in casa del signor Ginny e ci fece vedere
subito il libro.
Le pagine erano giallastre, la copertina marrone
chiaro che a malapena si distingueva perché sopra
aveva della polvere di un dito.
_ Lei sa qualcosa sulla rapa che può sconfiggere la
strega Arane?
_ Lo so e come , Arane la strega è mia sorella.
_C-Come? Lei è il fratello di Arane?!
_Ma non fermiamoci qui , vi faccio vedere meglio
la rapa.
Da solo , il libro si aprì sul capitolo delle rape
magiche.
Raccontava molto della pianta e non si capiva
molto : Frontevalle ha una scrittura diversa dalla
nostra.
Per dirla bene erano dei simboli molto difficili da
scrivere e da imparare.

Aereo Yemenita Airbus A300 precitita nell’Oceano Indiano: 154 morti

Carmelo Lo Curto giugno 30th, 2009

A bordo passeggeri provenienti da Parigi e Marsiglia: il volo
era diretto nelle isole Comor
SANAA (30 giugno) – Un aereo della compagnia Yemenia è precipitato nell’oceano Indiano con 153 persone a bordo poco prima dell’atterraggio a Moroni, capitale delle isole Comore. Il velivolo, un Airbus A310, era partito dalla capitale yemenita, Sanaa. A bordo si trovavano anche passeggeri provenienti da Parigi e Marsiglia, giunti all’aeroporto di Sanaa su un Airbus 330-200 della stessa compagnia yemenita.

Individuati già alcuni corpi. Sul volo IY 626 vi erano 11 membri dell’equipaggio e 142 passeggeri, soprattutto cittadini delle isole Comore e francesi. Secondo il quotidiano Le Figaro, sono già stati recuperati alcuni pezzi dell’aereo e sarebbero stati rinvenuti alcuni corpi. «Alcuni cadaveri sono stati visti galleggiare in superficie», ha riferito un responsabile dell’aviazione civile yemenita, Mohammad Abdel Kader, precisando che è stata avvistata una macchia di carburante a circa 17 miglia marine da Moroni, capitale delle Comore. Altre fonti hanno sottolineato che è impossibile «dire se ci siano superstiti».

Collegamenti interrotti prima dell’atterragggio. Il direttore dell’aeroporto di Moroni, Hadji Mohamed Ali, ha riferito che i contatti con l’aereo si sono interrotti cinque minuti prima dell’ora prevista per l’atterraggio. Tutti i mezzi navali delle Comore, ha aggiunto Ali, sono impegnati nelle operazioni di ricerca e soccorso, con l’aiuto d’imbarcazioni giunte dal Madagascar. La Francia ha deciso l’invio di navi e aerei per partecipare all’operazione.

I passeggeri avevano cambiato Airbus all’aeroporto della capitale yemenita, Sanaa. Lo riferiscono fonti aeroportuali francesi. I 142 passeggeri erano decollati ieri da Roissy, poi dopo lo scalo a Marsiglia e l’arrivo a Sanaa sono saliti a bordo di un A310. L’aereo è poi decollato diretto verso Gibuti, e Moroni, nelle isole Comore.

L’incidente aereo avviene un mese dopo la tragedia occorsa ad un Airbus A330 dell’Air France, precipitato il primo giugno nell’Oceano Atlantico con 228 persone a bordo, fra cui dieci italiani. L’aereo della compagnia francese era in volo fra Rio de Janeiro e Parigi. Ancora non sono state stabilite le cause del disastro.

Non ci sarebbero italiani a bordo dell’aereo precipitato. L’Unità di crisi del Ministero degli Esteri si è infatti immediatamente attivata e, al momento, non risulterebbe la presenza di alcun connazionale, anche se il lavoro di controllo continua.

Le cattive condizioni del tempo potrebbero essere all’origine dell’incidente dell’Airbus : è quanto ha sostenuto il segretario di Stato francese ai trasporti, Dominique Bussereau, parlando a radio Europe 1. «Si parla di cattive condizioni meteorologiche, ma per il momento è poco chiaro e bisogna essere prudenti, visto che tutte queste informazioni non sono state ancora verificate», ha aggiunto. Bussereau ha anche detto che «si parla di un avvicinamento, di una ripresa di velocità, poi di un nuovo avvicinamento che sarebbe stato mancato». Anche questa volta, sicuramente sotto accusa i sensori della velocità. Insomma la casa produttrice degli Airbus serie A 300 – 310 – 320 – 330, sollecita le compagnie aere di provvedere alla sostituzione immediata dei sensori della velocità, che sono all’esterno dell’aereo, orecchie da mercanti. Ennesima tragedia: ancora un palcoscenico senza attori, senza spettatori, senza scene, insomma teatro: i biglietti comunque sono stati venduti tutti ad un prezzo da usura ai passeggeri deceduti nel disatro Volo IY626. Attendiamo anche per questa volta l’esito degli esperti tecnici aeronautici.
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Carmelo

Air France AF447: Le Foto dei Resti

Fabrizio giugno 16th, 2009

Ecco un link dove potete trovare le foto di alcuni resti dell’Airbus A330 Air France AF447:


ROTTAMI AIR FRANCE AF447

Passionevolo.com: Quota 300 mila visite!

Fabrizio giugno 14th, 2009

Altro traguardo raggiunto oggi da Passionevolo.com: raggiunte e superate le 300.000 visite!

Grazie a chi continua a leggermi!!!

Air France AF447: Probabilmente si è Disintegrato in Volo

Fabrizio giugno 13th, 2009

Le autopsie sui primi sedici corpi delle vittime dell’incidente all’Airbus dell’Air France sembrano confermare l’ipotesi che l’aereo si sia disintegrato in volo, senza esplosione o incendio a bordo.

Gran parte dei cadaveri esaminati dai 40 periti (dei quali sette francesi) all’Istituto medico-legale di Recife, hanno rivelato fonti informate, è stata trovata seminuda, con appena gli indumenti intimi addosso. I cadaveri sono generalmente integri, ma presentano tutti fratture multiple, in particolare agli arti (superiori e inferiori) e nella zona del bacino. Nessuno presenta segni di bruciature, di lacerazioni violente dovute a esplosione, così come nessuno ha acqua nei polmoni.

Secondo gli esperti, queste caratteristiche indicano che le vittime possano essere cadute da una grande altezza già fuori dall’aereo, e che la velocità di caduta abbia strappato i vestiti. Ipotesi rafforzata anche dai traumi multipli dei cadaveri, che indicherebbero un impatto violentissimo con la superficie dell’acqua, che invece non produce lacerazioni o mutilazioni come lo farebbe un’esplosione – di una bomba o dell’aereo stesso. L’assenza di acqua nei polmoni, sostengono i periti, dimostra che nessuna delle sedici vittime esaminate finora è arrivata viva in acqua, affogando poi in seguito.

L’ipotesi della disintegrazione ad alta quota dell’Airbus trova riscontro anche nella localizzazione dei cadaveri ritrovati, in due “linee” sfilacciate lunghe una ventina di chilometri e distanti 85 chilometri una dall’altra. Se l’aereo fosse arrivato ancora intero fino alla superficie dell’oceano, anche in caduta libera, o si fosse disintegrato a bassa quota, i cadaveri sarebbero rimasti molto più vicini uno all’altro, anche dopo dieci giorni alla deriva con l’azione delle correnti.

(La Stampa.it)

Airbus precipitato volo Airfrance AF 447. Recupero dei cadaveri. Trovato il timone di coda: è proprio dell’airfrance AF477

Carmelo Lo Curto giugno 12th, 2009

Sono 16 e non 17 i cadaveri trovati fino ad ora dei 228 passeggeri – tra i quali dieci italiani- del volo AF 447 di Air France scomparso sopra l’Atlantico ormai una settimana fa. Queste le ultime cifre fornite da marina e aviazione del Brasile che, insieme con le forze francesi, proseguono oggi ricerche e analisi mentre ieri la marina brasiliana ha diffuso la prima fotografia di uno dei relitti trovati nell’Atlantico: si vede una parte dell’ala e si legge chiaramente la scritta azzurra “Air France” sullo sfondo bianco. Nove corpi sono stati avvistati e recuperati dalla marina brasiliana, mentre altri otto dalla nave militare francese Ventose.
Si procederà agli esami del DNA per l’identificazione di almeno cinque tra i corpi attesi oggi sull’isola Fernando de Noronha, dove le autorità brasiliane hanno allestito una base che opera da sul fronte dei soccorsi. Intanto un portavoce dell’aeronautica, Henry Munhoz, ha sottolineato che “centinaia di oggetti” che appartenevano al volo dell’Air France continuano a venire raccolti in mare. “Non ci sono dubbi che sia i corpi sia i pezzi trovati appartenevano all’aereo”, ha precisato Muhoz, indicando inoltre il ritrovamento anche di “pezzi di una delle ale e rottami” dell’aereo. Al momento le ricerche si concentrano in un’area vicina agli isolotti disabitati di Sao Pedro e Sao Paulo, circa 700 chilometri da Noronha e 1.300 da Recife. Nell’area si trova la marina brasiliana con cinque navi più la fregata francese ‘Ventose’. La Francia ha sul posto anche due aerei (un Falcon 50 e un Atlantic Rescue D).
Lula: l’obiettivo è recuperare i cadaveri – “Sappiamo quel che significa per una famiglia avere il corpo di un essere caro scomparso”, ha sottolineato il capo dello Stato brasiliano in dichiarazioni ad un’emittente radio, commentando le operazioni che la marina e l’aviazione brasiliane stanno portando avanti in un’area dell’Oceano vicino all’arcipelago di Sao Pedro e Sao Paulo. Le autorità hanno intanto chiesto ai familiari dei passeggeri fotografie sui loro cari per l’identificazione. “Vedremo se le condizioni in cui si trovano i cadaveri permetteranno in effetti un’identificazione tramite le foto”, ha commentato Maarten Van Sluys, fratello di Adriana, che si trovava a bordo dell’aereo.
Trovato timone di coda: nessuna esplosione – Nelle due foto diffuse dalla tv Globo, un gommone e alcuni sommozzatori della Marina brasiliana assicurano con i cavi il grande timone di coda con il logo a strisce blu e rosse della compagnia di bandiera francese e per issarlo su una delle navi militari incaricate del ricupero dei rottami dell’ incidente. Il timone appare intero, divelto intero dalla base che lo assicurava alla fusoliera. Il ritrovamento del rottame del timone è di notevole importanza per le indagini sull’ incidente, perché in uno dei messaggi automatici lanciati dall’ Airbus prima di sparire il timone di coda risultava bloccato. Come fa notare il sito internet della TV Globo in una didascalia sotto le foto, tanto il timone quanto tutti gli altri resti mostrati finora nelle immagini rese pubbliche non portano il minimo segno di bruciature, allontanando così l’ipotesi di un’esplosione in aria o di un incendio a bordo, prima dell’ impatto con l’oceano.
Sotto accusa sonde misurazione di velocità – Un articolo pubblicato da Le Figaro apre la polemica in Francia ricordando che Airbus aveva consigliato a tutti i suoi clienti di cambiare gli strumenti di misurazione della velocità sin dal settembre 2007, ma che Air France ha avviato le sostituzioni solo nel 2009. Tra i corridoi della compagnia francese, scrive il giornale, comincerebbero a circolare voci secondo le quali la reazione di Air France sarebbe arrivata troppo tardi. Dal canto suo Airbus sottolinea che raccomandazioni tecniche vengono fatte “regolarmente” e che riguardano “modifiche che possono migliorare il funzionamento del velivolo”. Nel caso dei sensori in questione, ha detto il servizio stampa di Airbus, “era stato comunicato che una nuova generazione di questi era disponibile”. Ora inevitabilmente, visto che l’Air France non ha provveduto a sostituire le sonde incriminate, cioè gli strumenti di misurazione della velocità, ma come al solito il business della Compagnia aerea transalpina, era esclusivamente mirato all’incremento commerciale e non alla sicurezza dei passeggeri, su chi cadrà la responsabilità. In un’altro articolo, avevo già accennato alla revisione dei velivoli commerciali, molte volte prive di quesi requisiti tecnici, ma superavano lo stesso la revisione, forse con il benestare tacito di alcuni tecnici addetti a tale scopo. Credo, e sono perfettamente convinto che la mia tesi alla fine abbia un fondo di verità, basata sui fatti che principalmente sono stati la causa e la concausa scatenante dell’incidente aereo accorso al volo Airfrance 447 da Rio a Parigi, decollato ma mai atterrato. Quindi consapevole delle conseguenze cui poteva andare incontro l’airbus A330 volo 447, l’airfrance ha consentito di farlo volare lo stesso, con un’attraversamento oceanico, laddove le condizioni climatiche ed atmosferiche poteva essere fatali.
Gli strumenti incirminati sono i cosiddetti tubi di Pitot (dal nome del fisico che li ha inventati, Henri Pitot), sonde che, poste all’esterno del velivolo, rilevano la velocità dell’aereo. Un dispositivo di riscaldamento impedisce la formazione di ghiaccio che potrebbe metterne a rischio il buon funzionamento. Ora, la notte del dramma, alle 2.12, l’aereo – tra i 24 messaggi automatici emessi – ha inviato anche quello di incoerenza tra le misure di velocità dei sensori del velivolo. Per ora ancora nulla nell’indagine permette di stabilire un legame tra questa anomalia e il dramma. Il malfunzionamento, però, era gia stato constatato su alcuni altri A330 prima dell’incidente costato la vita a 228 persone. Da qui era venuta, nel settembre 2007, la raccomandazione del costruttore europeo di sostituire queste sonde sui modelli A320, A330 e A340. Ma la raccomandazione è stata applicata fino ad ora da Air France solo sui suoi A320, mentre un’accelerazione del programma di sostituzione sugli A330 e A340 è stato annunciata solo nei giorni scorsi. Attendiamo con estrema pazienda ulteriori sviluppi ed ilrecupero delle scatole nere.

Carmelo Lo Curto

L’ottantaduesima vittima ” dossier Ustica” di Carmelo Lo Curto

Carmelo Lo Curto giugno 10th, 2009

Carmelo Lo Curto – nasce in una cittadina della provincia di Agrigento. Vive e lavora a Padova fin dal 1974. Ha fatto parte della Polizia di Stato, impiegato per diversi anni, nella Divisione Polizia Giudiziaria e Investigativa. Si é classificato al primo posto al corso sottufficiali della Polizia di Stato presso la Scuola di Nettuno (Roma), ove ha anche svolto attività sportiva nelle marziali del Judo, conseguendo la cintura nera.

La lunga esperienza, quale collaboratore di Istituti di Investigazioni Private, con eccellenti risultati e, l’interesse maturato nel corso degli anni, senza secondi fini, ma esclusivamente dal lato umano, nella strage di “Ustica”, avvenuta il 27 giugno 1980, nel basso Tirreno, affinché quelle 81 vittime non vengano invano sacrificate sull’altare di ignobili interessi internazionali, ha spronato lo stesso nella ricerca delle ipotetiche ipotesi circa l’abbattimento del DC9 Itavia, quale quella specifica del “missile”, senza tralasciare anche quella della “bomba”, alla stesura del presente “dossier Ustica” ovvero L’ottantaduesima vittima “La strage della verità”.

E’ alla prima esperienza quale scrittore. La pubblicazione del dossier ha solo ed esclusivamente lo scopo ed il fine per la ragione ed i fatti narrati, affinché quelle 81 vittime innocenti, associate alle 13 persone decedute perché a conoscenza dei fatti, non finiscano nel dimenticatoio, sacrificate sull’altare degli ignobili interessi politici, militari e, non per ultimo economici, perpetrate da apparati deviati dello Stato che, ancora oggi, si ostinano a dire la verità, trincerandosi in un assoluto tanto quanto caparbio mutismo, irrispettoso di ogni regola e norma persino anche della vita umana.

Tutto ciò senza puntare il dito sullo Stato di Israele, ma sulle persone e quegli apparati deviati del Mossad israeliano e del governo dell’epoca presieduto da Begin Menachem che, nel 1980, si sono resi responsabili della strage. Ciò nonostante, l’autore, non intende manifestare odio o segni di intolleranza verso l’attuale Stato di Israele.

L’impegno in questo dossier è stata un’ardua impresa, quando in particolar modo si devono affrontare forze molto potenti. Una vera è propria battaglia che, richiede, un’enorme coraggio, specialmente se si tenta di far emergere una verità

scomoda che si scontra con grossi interessi internazionali politici, ma soprattutto militari ed economici.

Il preciso scopo dell’autore è quello che, malgrado tutto quello che si è detto e raccolto sulla strage di “Ustica”,le autorità preposte, non cerchino di occultare con il solito ostinato silenzio questa ipotesi, ritenuta inequivocabilmente la “verità” sulla strage di Ustica.

L’abbattimento del DC9 Itavia IH 870, era, è lo è ancora, una terribile storia che ha coinvolto potenze militari straniere sempre più determinate a impedire l’emergere di responsabilità inconfessabili, suscettibili di creare seri problemi alle loro diplomazie.

Se dopo tutto ciò, si vuole insistere ancora sulla tesi della responsabilità lieve per semplice colpa, nella strage di Ustica, spieghino allora, le Autorità preposte, ed i tempi sono maturi per l’opinione pubblica, da che è scaturita la necessità di depistare, occultare, falsificare, persino uccidere, la decisione ad oltranza e di lanciare volgari accuse di protagonismo contro coloro che, avevano solo avvertito il dovere morale e umano, di testimoniare da uomini liberi.

Capire il disastro del volo Airfrance AF 447, non è per niente facile. Figuriamoci, concepirlo ed accettarlo.

Carmelo Lo Curto giugno 9th, 2009

Vedi, caro Sky Tom,
i disastri aerei non vengono mai capiti, figuriamoci concepirli ed accettarli. Ho sempre detto di non essere un tecnico aeronautico, me ne guarderei bene, anzi benissimo, ma dall’esperienza acquisita nel corso di circa 26 anni, sui disastri aerei, posso solo parlare di alcune questioni tecniche e non. Le carattestiche dei voli sono in prevalenza tecniche, associate al contributo umano [i piloti], associate a sua volta alle serietà delle “Compagnia aeree” nonchè alle condizioni climatiche ed atmosferiche e, non per ultimo del trasporto quantitativo dei passeggeri. E’ sì, oggi si può parlare soltanto in questi termini, si conta la quantità dei passeggeri e non la qualità dei servizi offerti. Nel 2009 non esistono più compagnie di 1^ – 2^ o 3^ classe. Il tutto vine improntato su un business commerciale oltre misura, irrispettoso di ogni valore, insomma imbarcare passeggeri per poter guadagnare tanti soldi. Ora al di là di questo piccolo commento, mi preme ricordarti che i francesi, sono stati coloro che nel disastro del Dc9 dell’Itavia volo India Hotel 870, buttato giù con due missili la sera del 27 giugno 1980 sul basso Tirreno con 81 passeggeri a bordo, hanno mantenuto un siselnzio assoluto sulle loro presunte responsabilità, soggettive ed oggettive, un mutismo ostinato ad oltranza, benchè consapevoli dell’accaduto, poichè, a parere dello scrivente, direttamente coinvolti. Non vorrei che a maggior ragione, nell’attuale disastro aereo del volo AF 447, e ciò non mi stupirebbe, si conportassero, adottando la stessa linea di “non comment”. Io credo che i familiari delle vittime, dopo aver pagato quel biglietto aereo a prezzo da usurai, venissero resi edotti di ciò che realmente avrebbe causato, quindi cause e concause, sull’incidente del proprio aereo; su questo eventuale bollettino ufficiale autentico, lasciamelo dire, nutro molti dubbi. Tuttavia voglio spiegarti il perchè, c’è un perchè:” immaggina, una dichiarazione in tal senso, inequivocalibile:. Su chi cadrebbe la responsabilità? Naturalmente sui piloti. Ma via non credo che questi piloti vengono reclutati al famigerato Cottolengo di Torino. I piloti sono pagati profumatamente, sia per le loro capacità tecniche sia per la responsabilità alla quale vengono chiamati. Spero che tutto si chiarisca, anche se, la mia personale opinione è quella che dopo aver, l’aereo, subito una fortissima depressurizzazione a causa di una rottura di qualche pezzo dell’aereo, si sia disintegrato in volo. Non voglio aggiungere altro, anche perchè, qualche giorno fà, prevedevo che avrebbero addebbitato la responsabilità ai piloti ed al tecnico di bordo, di non essere stati in grado di governare l’aereo in un momento difficile. Stiamo a vedere, io sono molto paziente, ho pazientato sul disastro di Ustica ben 26 anni, quindi posso attendere qualche mese, in questo caso. Infine, questo ennesimo disastro aereo, che offende la memoria delle vittime, contiene le famigerate tre scatole cinesi: un mistero che contiene un’altro mistero che a sua volta è un bel mistero. Hai capito? Ci sentiamo. Ancora condoglianze alle famiglie delle vittime e a quelle dei piloti che, come noi, affontano la vita quotidiana nella paura e nel terrore che i propri cari un giorno possano non far più rientro a casa.
Carmelo

Airbus A330 Air France: ritrovati alcuni corpi e resti del velivolo

Fabrizio giugno 9th, 2009

Sul disastro aereo dell’Airbus dell’Air France scomparso una settimana fa nell’Atlantico perde terreno l’ipotesi dell’esplosione in volo: la Marina brasiliana ha infatti recuperato il timone di coda dell’A-330 con ben visibile il logo Air France, ma non si vedono tracce di bruciature o di dilaniamento dovuto a un violento scoppio.

Sono stati nel frattempo recuperati 24 corpi (c’è chi dice 17, chi 16) delle vittime del volo Air France AF447 caduto in Atlantico nella notte tra domenica e lunedì con 228 persone a bordo. Altri 8 corpi sono stati individuati e recuperati dalle squadre della Marina francese e brasiliana.

Intanto le indagini si stanno concentrando sul cattivo funzionamento dei sensori che misurano la velocità che potrebbero essersi ghiacciati.

Air France ha annunciato che ha accelerato la sostituzione di questi sensori sui suoi Airbus impiegati per i voli a lungo raggio. I 24 messaggi automatici lanciati in quattro minuti dall’Airbus A330 prima di precipitare nell’Atlantico non risolvono il mistero su quale sia stata la causa del disastro. I messaggi partono dall’avviso di disinserimento del pilota automatico alle 2.10 e si chiudono con quello delle 2.14 di ‘Cabin Vertical Speed‘, il segnale che la cabina ha subito una depressurizzazione, un ingresso anormale di aria esterna. La sequenza di messaggi Acars (Aircraft Communication Addressing and Reporting System) trasmessi automaticamente alle stazioni a terra di Air France sono l’unica traccia sul funzionamento dei motori e sulle prestazioni dell’aereo, visto che le scatole nere non sono state recuperate e potrebbero restare per sempre in fondo all’oceano.
L’unica certezza è che intorno alle 2 Gmt del mattino di lunedì scorso (le 4 in Italia), l’aereo decollato da Rio de Janeiro è entrato in una zona di forte turbolenza, come annunciato dal comandante nel suo ultimo messaggio radio, e viene attivato il sistema Acars. Subito dopo parte una raffica di 14 messaggi automatici in meno di un minuto che segnalano, tra l’altro, varie anomalie ai comandi di volo e l’assenza dei sistemi di assistenza elettronica che servono a mantenere la stabilità dell’aereo.

(Corriere della Sera.it e Altre Fonti)

Incertezze sulla sorte dei passeggeri dell’AirFrance AF447

Carmelo Lo Curto giugno 6th, 2009

Il disastro aereo dell’AirFrance AF477, alla luce di quello che potrebbe essere successo tecnicamente, e questo nel 2009 non può essere certamente tollerato, può essere definito in un solo modo “Terrificante”.
Quando poi succede l’impiccio la colpa di chi è: dei piloti, tanto sono morti, e si sa, i morti non parlano.
Io sono sicuro che il sistema di controllo del traffico aereo e più serio di come ci vogliono far credere. Resta il fatto che a circa 550 NM, l’airbus A330 AF447 è scomparso definitivamente dai radar. L’incidente aereo di presenta, oggi, con aspetti oscuri e anomali; tale tragico evento si colloca incontestabilmente in uno scenario in cui sono presenti forte turbolenze che preoccupano seriamente i piloti.
Son certo che qualora venissero, dagli addetti tecnici dell’Air France, rinvenute le due scatole nere, il flight data recorder e il copckit voice recorder, il loro recupero si presenta difficile per la profondità oceanica in quel punto, oltre 4.000 metri, qualsiasi decodificazione rimarrebbe sempre un mistero sul disastro, la verità non verrebbe mai a galla. In questo contesto, insomma, vincerebbero loro, i manager privati e le società a capitale misto proprietari dell’Air France, vincerebbe la loro giustizia, occultando le vere cause, che tra l’altro a mio avviso, sono senz’altro tecniche e per un errore umano. Noi in questo caso non potremmo far altro che prenderne atto: ci inganneranno come al solito, perchè questo sarà il loro “modus operandi”, e ci riusciranno bene – non benissimo. C’è una cosa però, che non riusciranno mai ad ingannare: la loro coscienza, per quanto piccola sia.
Credo che l’aereo prima di esplodere, questo è il mio convincimento personale, dopo aver attraversato una fortissima turbolenza, con serissimi problemi all’impianto elettrico generale fuori uso, a causa di ciò ha mutato completamente il suo assetto di volo. Il radar di bordo fuori uso, l’SOS mai arrivato al sistema di controllo aereo, insomma inevitabilmente ha viaggiato contro il suo destino: la morte di tutti i passeggeri e dell’equipaggio.
Alla fine di tutto ciò, è commedia dell’arte quella che va in scena la sera del 2 giugno 2009 presso la sede Air France di Parigi, senza palcoscenico, nè spettatori, ma soprattutto senza alcun biglietto di ingresso; quello lo hanno già pagato i passeggeri del volo “airfrance AF447″ ad un prezzo da usurai, ancora stivati nel suo interno.
Ancora condoglianze ai familiari, estensibili alle famiglie dei piloti e dell’equipaggio.
Carmelo

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